Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Jacques Lejeune è stato Testimone di Geova durante 17 anni, dal 1985 al 2002.

A seguito della sua espulsione, ha denunciato alla giustizia belga la “Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova”, ritenendo che la posizione di quest’ultima in merito all’espulsione costituisce una violazione della legge belga del 25 febbraio 2003, legge che condanna le discriminazioni.

Jacques è un esperto contabile e consigliere fiscale.

Un giorno, nell’ambito della sua professione, Jacques si è occupato di uno dei suoi clienti, anche egli Testimone di Geova che aveva subito danni finanziari da parte di un terzo Testimone di Geova che frequentava la stessa congregazione di Esneux, in Belgio. Quest’ultimo, al momento dei fatti, era un “anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. ” o pastore spirituale. È proprio lui che fu all’origine dell’espulsione di Jacques Lejeune e di quella del suo cliente. Poco tempo dopo la loro espulsione, anche quest’anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. fu espulso, dopo essere stato denunciato dalla sua amante.

Il motivo dell’espulsione di Jacques, ossia essersi “occupato di affari che non lo riguardavano” (ossia quelli del suo cliente …) non è, in realtà, un motivo scritturale di disassociazione secondo le regole interne del movimento. Al massimo, avrebbe dovuto essere “segnato” secondo l’interpretazione che danno i Testimoni di Geova del testo di 2 Tessalonicesi 3:11-15: ma questa è un’altra storia!

Ciò che Jacques Lejeune denuncia

Ciò che Jacques denuncia non è l’esercizio del diritto di espellere del quale si valgono i Testimoni di Geova per separarsi da coloro che non obbediscono più alle regole interne del movimento. Ogni organizzazione ha il diritto di stabilire i propri criteri di ammissione e di espulsione dei propri membri. Ciò che Jacques denuncia sono gli ordinamenti interni improrogabili di severa discriminazione imposti dalla dirigenza del movimento ai propri membri in relazione a coloro che sono stati espulsi. I membri che non ubbidiscono a tali ordinamenti interni verrebbero espulsi a loro volta, subendo la stessa sorte discriminatoria che hanno voluto evitare ai loro ex-correligionari.

I termini degli ordinamenti interni contro gli espulsi sono perentori. Nessuna deroga è ammessa. Sono soggetti a tali ordinamenti tutti i fedeli, incluso i membri stretti della famiglia degli espulsi, padre e madre, fratelli e sorelle, figli e figlie, nipoti, nonni, zii, zie, cugini, cugine; nessuno escluso.

L’estesa della discriminazione non conosce limiti. Nessun invito a pranzo o cena in famiglia, nessuna partenza in comune per le vacanze, né uscita della domenica, né visite ai nonni, nessun incontro sociale con la famiglia. Solo i membri stretti della famiglia che vivono ancora in casa, in generale figli minorenni, hanno diritto ad una certa partecipazione alle attività famigliari, come il pasto in famiglia, ma solo se non ci sono degli ospiti o invitati. Gli altri non possono entrare in contatto con i membri espulsi della famiglia se non in caso di assoluta necessità, come l’ospedalizzazione di natura grave di un membro della famiglia, un lutto o una questione di successione, ma non in occasione di un fidanzamento o di un matrimonio. Perfino i contatti telefonici o con qualsiasi altro mezzo sono da escludersi.

Se poi l’espulso non è membro della famiglia, ma semplicemente un ex-correligionario, perfino un semplice “buongiorno” è condannato, con il pretesto che potrebbe condurre a rapporti più ravvicinati con il peccatore, l’eretico, l’apostata che non condivide più le medesime opinioni. Se, per disgrazia, l’espulso era un socio in affari, un affittuario, un datore di lavoro, i rapporti sono allora limitati allo stretto minimo necessario al rapporto secolare. Sovente, questo genere di discriminazione finisce per rovinare economicamente i protagonisti.

Per non parlare, poi, degli effetti nefasti sulla salute fisica ed emotiva, che porta a patologie di ogni specie fino alla depressione cronica e al suicidio. È contro tali ordinamenti interni discriminatori e inumani dagli effetti incontestabilmente deleteri che Jacques Lejeune s’insorge contro l’Ente che le promuove, la dirigenza dei Testimoni di Geova che opera legalmente in Belgio sotto la copertura dell’ente morale ASBL “Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah”.

Gli ordinamenti interni della dirigenza del movimento a questo riguardo sono documentati separatamente in quanto non si applicano solo al caso Jacques Lejeune, ma ai circa 100’000 individui espulsi annualmente e alle altre 800’000-900’000 vittime, malgrado loro, che rimangono nell’organizzazione ma che, in qualche sorta, hanno un parente o un amico intimo che fa parte del numero degli espulsi.

Ciò che Jacques Lejeune richiede

La richiesta di Jacques non consiste in un risarcimento danni materiale o pecuniario, ma la pubblicazione nella prossima edizione del ‘Ministero del Regno’ [1] per il Belgio e in una prossima edizione speciale della rivista ’La Torre di Guardia’ [2] della dichiarazione secondo la quale nessun Testimone di Geova sarà più espulso se lui stesso continua a frequentare degli espulsi.

La testimonianza di Jacques alla FECRIS

La FECGRIS, Federazione Europea dei Centri di Ricerca e d’informazione sul Settarismo, è una delle 400 Organizzazioni Internazionali Non Governative (OING) che hanno uno statuto partecipativo presso il Consiglio d’Europa.

Il suo ruolo è quello di rappresentare le associazioni membro davanti alle istituzioni europee nell’ambito delle loro attività d’informazione e di difesa degli individui, le famiglie e le società democratiche contro gli abusi delle organizzazioni settarie nocive.

ECCO la testimonianza che Jacques Lejeune ha concesso alla FECRIS, nell’ambito del soggetto “L’internazionalizzazione delle sette: un pericolo per i Diritti dell’Uomo in Europa?”, presentata il sabato 23 marzo 2006 a Bruxelles.

Sito web della FECRIS: http://fecris.org/

L’iter giudiziario di Jacques Lejeune

(*) Fonte dei documenti così segnalati: http://www.aggelia.be/lejeune.html

- 2004-08-23 Richiesta/Denuncia depositata dal Querelante presso il Tribunale d’Appello di Mons

  • documento mancante al processo d’appello del 18 ottobre 2011 ma presentato alla Corte entro il termine concesso dell’8 novembre 2011.
  • il Querelante denuncia, non la sua espulsione dal movimento ma la discriminazione della quale è l’oggetto da parte dei suoi ex-correligionari, dovuta agli ordinamenti interni dello stesso movimento. Chiede che venga diffuso e pubblicato dalla Querelata che i propri ordinamenti interni sono discriminanti alla luce della legge del 25 febbraio 2003.
    - Essenza del contenuto del documento mancante deducibile dal contenuto dei documenti successivi esistenti.

- 2004-09-03 Conclusioni Principali del Querelato

  • il documento non è disponibile

- 2004-09-14 Conclusioni Principali del Querelante

  • il documento non è disponibile
  • Conclusioni presentate durante l’udienza del 14 settembre 2004 (?)

- 2004-09-21 Conclusioni di Sintesi del Querelato

  • il documento non è disponibile
  • Conclusioni presentate durante l’udienza del 21 settembre 2004

- 2004-09-27 Tribunale di primo grado di Liegi – Sentenza (3 prime pagine)

Il giudice ha concluso che non c’era stata discriminazione ai sensi della legge visto che tutti gli esclusi si trovano nell’esatta situazione del querelante e che, quest’ultimo, non si lamentava della sua espulsione ma delle conseguenze dovute ad essa.

- 2004-11-19 Appello del querelante

- 2006-02-06 Corte d’Appello di Liegi – Sentenza (*)

“La Corte considera che il convenuto (la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova) addolcisce la propria posizione: dai diversi documenti presentati all’apprezzamento della corte risulta che le pressioni morali sono esercitate sugli altri adepti dal momento che è consigliato loro di sopprimere non soltanto i contatti spirituali, ciò che sarebbe comprensibile, ma anche i rapporti sociali e famigliari che devono rimanere allo stretto minimo indispensabile.

Questa pressione morale è evidente essenzialmente dal fatto che, se un membro della congregazione andasse al di la del minimo concesso, potrebbe essere espulso.

Visto quanto sopra, la libertà di culto stessa rischia di non essere più rispettata nella misura che, se le pressioni sono troppo forti, l’adepto che vorrebbe lasciare la comunità si troverebbe moralmente impedito, visto che si vedrebbe obbligato di scegliere tra due situazioni moralmente danneggiabili: continuare ad aderire a dei principi ai quali non crede più e mantenere così la sua vita privata famigliare e sociale o, lasciare la comunità e vedersi rigettare dalla propria famiglia e le proprie conoscenze.

In tale misura, indipendentemente da quanto preteso dal convenuto, gli ordinamenti imposti non sono delle semplici “riflessioni”, i quali rischiano, in abstracto, di creare una discriminazione.”

- 2006-07-03 Presentata richiesta di cassazione (*) da parte del querelante

- 2008-12-18 Corte di Cassazione del Belgio – Sentenza (*)

La corte considera che la vittima di una discriminazione è tenuta soltanto a “stabilire dei fatti che permettano di presumere l’esistenza di una discriminazione mentre spetta alla parte querelata (in questo caso, la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova), quando una tale presunzione esiste, provare che non ci sia stata alcuna discriminazione.”

Il caso è dunque rinviato dalla Corte di Cassazione del Belgio alla Corte di Appello di Mons.

- 2010-02-06 Citazione dopo cassazione (*)

Il tribunale di Mons cita la CCTdG a comparire davanti la Corte d’Appello di Mons

- 2010-03-02 Corte d’appello di Mons – Ordinanza (*)

Il dibattimento è stabilito per il 4 aprile 2011 alle 14.20 davanti alla Corte di Appello di Mons, della durata di 120 minuti

Il processo è stato rinviato al giorno martedì 18 ottobre 2011, alle ore 14.00 davanti alla Corte di Appello di Mons. La durata concessa per il dibattimento è stata fissata a 200 minuti. Il verdetto della Corte è atteso per novembre-dicembre 2011.

Calendario delle Conclusioni Principali, Addizionali e di Sintesi delle parti, sottoposte alla corte il :

- 2011-10-18 Corte d’appello di Mons – Ricelebrazione del processo d’appello

- 2012-01-10 Sentenza della Corte d’appello

La Corte, che in un primo momento si era impegnata a pronunciarsi entro il 20 dicembre, ha voluto prendere più tempo per esaminare il caso rimandando la sua decisione al 10 gennaio 2012.

Il 10 gennaio 2012 la Corte ha reso un primo verdetto, stabilendo che non c’è stata violazione della legge del 2007 contro la discriminazione, benché il caso data del 2004 si appellasse alla legge contro la discriminazione del 2003.

La Corte renderà il suo verdetto finale dopo la riapertura dei dibattimenti sui seguenti punti:

  • La legge belga del 1921 che garantisce la libertà di associazione
  • La Convenzione Europea dei Diritti Umani (articoli 3, 8, 9, 14 e 17)
  • La domanda di risarcimento danni
  • La domanda di annullamento del battesimo Non è stato ancora stabilito quando avverrà il nuovo processo.

La causa rischia di finire davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.


- 2014-02-14 Udienza davanti alla Corte d’appello

Il nuovo processo preannunciato nella sentenza preliminare della Corte d’Appello di Mons del 10 gennaio 2012 sarà celebrato il 14 febbraio 2014.

In particolare, l’accusa è imperniata su quanto stabilito dalla Corte d’Appello nel 2012, ossia:

"violation de la loi du 24 mai 1921 garantissant la liberté d’association, violation des droits fondamentaux garantis par la C.E.D.H., violation des articles 1382, 1383 et 1384 alinéa 3 du Code civil"

Ossia, la "libertà di associazione", la "violazione dei diritti fondamentali garantiti dalla Corte Europea dei Diritti Umani" e quelli del codice civile belga.

Si prevede che, sia la Watchtwoer che Jacques Lejeune, andranno in fondo alla questione. Non c’è da meravigliarsi se il perdente finisca per portare la questione davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani.


- RITORNO alla rubrica "Casi Speciali, legali e altro"


Note

[1] Bollettino mensile interno del movimento religioso dei Testimoni di Geova

[2] l’Organo bimensile del movimento, di cui un’edizone su due è distribuita al pubblico

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