Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Qualche tempo fa, nel "freddo" mese di luglio, approffittando di qualche raggio di sole, anche se con soli 18 gradi, siamo stati a farci una breve passeggiata in bordo al lago di Ginevra.

Come accade sovente nella stagione “calda”, il luogo ospita varie manifestazioni. Quest’anno, ci siamo soffermati a guardare la cinquantina di cartelloni doppi esposti dall’ICVolonteers, un’organizzazione non governativa che promuove il volontariato nel mondo, fondata a Ginevra nel 1999 da Viola Krebs.

Dal 18 luglio al 25 agosto, sono esposte fotografie messa a disposizione dal programma GreenVoice della stessa ICVolonteers. Le istantanee, creazioni di differenti fotografi volontari nel campo del soggetto, vogliono mostrare i problemi creati dal genere umano sull’ambiente ma anche come alcune soluzioni mostrano che esiste la possibilità di convivenza dell’uomo con il suo ambiente senza deturparlo e distruggerlo.

Leggendo le didascalie che accompagnano le foto, mi sono reso conto dell’ampio lavoro messo in opera dall’associazione di volontariato che ha promosso l’iniziativa e mi ha spinto a riflettere sul soggetto del volontariato.

Che cosa ho imparato in merito al volontariato nei cinquantanove anni che sono stato Testimone di Geova?

Purtroppo, a causa della sua ideologia, il soggetto è stato strumentalizzato e distorto dalla dirigenza del movimento, al punto che ciascun Testimone ha l’impressione di parteciparvi allo stesso titolo dei volontari, per esempio, di “Medici senza frontiere”, “Caritas” o la “Croce Rossa”.

Qual è, in realtà, la situazione?

Ho sempre saputo sin da ragazzino che il volontariato per qualsiasi organizzazione che non fosse la Watchtower è scoraggiata se non proprio condannata. Ho avuto sovente dei problemi nell’accettare questa posizione che trovavo esagerata e perfino non cristiana, ma non andavo oltre nei miei ragionamenti perché avevo già tanto da fare nell’organizzazione che non mi sarebbe mai venuto in mente di arruolarmi per qualche altra causa. Anzi, ero convinto che noi stessi, Testimoni di Geova, eravamo già impegnati nell’aiutare il nostro prossimo, portando loro l’unica speranza che avrebbe risolto tutti i problemi dell’umanità, il Regno di Dio. Solo che questa era anche la convinzione dei miei genitori, non solo la mia. Chissà quanta gente ha ascoltato il messaggio che abbiamo portato loro, indicando il Regno di Dio come soluzione ai loro problemi. Alcuni hanno aderito, ponendo le loro speranze nel messagio che abbiamo portato loro. La maggior parte delle persone che i miei genitori hanno “portato nella verità”, ossia convertito al geovismo, sono ormai morte e i loro problemi se li sono portati dietro nella tomba, senza vedere in alcun modo la realizzazione della loro speranza, che oggi, dopo la loro morte e perfino quella di mio padre, posso qualificare di vana se non proprio di truffa. È vero, molte persone alle quali abbiamo parlato o che abbiam convinte ad aderire al movimento, sono vissute al riparo dalla droga, l’abuso di alcool e di altri problemi simili, benchè non tutti in quanto perfino alcuni di loro hanno sperimentato i medesimi problemi. Non è detto che, se non avessero abbracciato la fede geovista, sarebbero diventati drogati, alcolizzati, ladri o assassini. Anzi, penso che in generale le persone sono quello che sono indipendentemente da quanto credono in materia religiosa. Altri invece, proprio perché hanno accettato di seguire questo credo, sono morti per rimanere “fedeli”, ma non a Dio, bensì “leali” all’organizzazione che dice di rappresentarlo, sia perché accettarono il diktat della proibizione sui vaccini, sui trapianti o semplicemente, sulle trasfusioni di sangue. Sprattutto, la maggior parte, io compreso, non ci rendevamo nemmeno conto di aver perso le nostre libertà fondamentali, come quella di seguire la nostra coscienza, di avere un’opinione, di avere libertà di pensiero e di decisione, tutti diritti garantiti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma negatici dall’Organizzazione sedicente cristiana alla quale abbiamo aderito.

Ho così deciso di consultare le pubblicazioni della Watchtower, per vedere cosa hanno da dire, o meglio, cosa mi hanno insegnato a pensare in merito al volontariato. Ecco cosa ho trovato, nel CD-ROM della Watchtower Library 2010 in lingua italiana, la parola “volontariato” appare 61 volte, distribuite come segue:

- Indice delle pubblicazioni 1986-2010 = 1 volta
- Il Ministero del Regno = 3 volte
- La Torre di Guardia = 3 volte
- Svegliatevi! = 54 volte

Il primo aspetto che ho rilevato è come vengono usate le informazioni apparse sulla stampa per trascrivere nel subcosciente dei propri aderenti dei valori che, alla fine, portano ad accrescere le risorse che l’adepto utilizza a favore della causa. Per esempio, nella serie di articoletti che apparivano regolarmente sulla rivista edita dalla Watchtower, Svegliatevi!, “Uno sguardo al mondo”, vengono inseriti, senza alcuna introduzione né applicazione, alcune notizie di cronaca o affermazioni di persone o giornali di prestigio, notizie che, nel subcosciente si traducono con una programmata determinazione a seguire un certo modo di vivere, di fare, di riflettere, di decidere. Quello che riporto qui di seguito è apparso sulla rivista dell’8 luglio 2003 a pagina 29 sotto l’innocuo titolo “Volontario è bello”:

“Il Sydney Morning Herald riferisce che “chi offre il proprio tempo per svolgere lavori non retribuiti dice di essere soddisfatto del lavoro, dell’orario lavorativo, dei rapporti con la comunità e della spiritualità molto più di qualunque altro gruppo di persone”. Da un sondaggio condotto in Australia da un’équipe di ricercatori è emerso che i volontari erano “molto soddisfatti della loro salute, del loro tempo libero e di come lo impiegavano”, dice l’articolo. Bob Cummins, docente alla Deakin University, ha osservato che in Australia la forza lavoro dei volontari è enorme: il 32 per cento degli australiani svolge qualche lavoro non retribuito. L’Herald riferiva inoltre che chi lavorava per più di 60 ore alla settimana, perlopiù donne che prestavano assistenza, “era più soddisfatto della propria salute e del proprio lavoro di chi lavorava meno ore”.”

Che cosa rimane nel subcosciente dell’adepto, una volta digerita l’informazione? Semplice, lavorare senza alcuna retribuzione per “gli interessi del regno, è un’attività che deve per forza, essere gratificante, positiva, da ricercare e accettare.

Forse alcuni obietteranno dicendo che la conlusione alla quale si può arrivare, invece, è proprio che l’attività di volontariato in qualsiasi ramo e per qualsiasi causa sia da ricercare, non necessariamente quella proposta dalla Watchtower.

È realmente così? Che cosa dicono le pubblicazioni della Watchtower in merito? Ecco cosa scrive il Ministero del Regno del dicembre 2006, pagina 6, che, per l’appunto contiene le tre uniche citazioni della parola “volontariato”, incluso nella domanda sul paragrafo:

“La più importante forma di volontariato che si possa compiere oggi è l’opera di predicazione del Regno. Man mano che le persone vengono aiutate a comprendere e ad applicare i consigli biblici, trovano uno scopo nella vita e la forza di vincere vizi dannosi. Vengono a conoscenza della luminosa speranza che la Bibbia offre per il futuro. Provvedendo istruzione biblica, compiamo una gioiosa forma di volontariato che reca benefìci duraturi. (Giov. 17:3; 1 Tim. 4:16) Forse le nostre circostanze potrebbero permetterci di impegnarci maggiormente in quest’opera facendo i pionieri ausiliari o regolari, trasferendoci dove c’è più bisogno o imparando un’altra lingua.”

Dunque, se in precedenza hanno inculcato nel subcosciente degli adepti che il “lavoro non retribuito”, ossia volontario, è bello, ora è più che chiaro che l’unico da ricercare sia la partecipazione all’opera di propaganda e proselitismo fatta dai Testimoni di Geova. Rileggendo le parole appena citate, sembrerebbe che solo se una persona abbracciasse le credenze dei Testimoni potrebbe “trovare uno scopo nella vita” o “vincere vizi dannosi” oppure che potrebbe ricevere la conoscenza contenuta nella Bibbia, che non è monopolio dei Testimoni di Geova, ma del cristianesimo, o semplicemente provvedere loro una speranza per il futuro, come se le altre fedi religiose non offrissero alcuna speranza.

Pensando ai disagi dell’umanità, la fame nel mondo, le innondazioni, i terremoti, e il resto dei mali dei quali gli uomini soffrono OGGI, di quale utilità è “provvedere istruzione biblica ... che reca benefici duraturi”, mentre le persone continuano a soffrire e morire oggi, ora, in questo momento?

Non è proprio così, potrebbero obiettare alcuni, anche i Testimoni si uniscono ai volontari quando ci sono delle catastrofi naturali, per aiutare il prossimo. Questo è ciò che la dirigenza del movimento vorrebbe far credere. Non per nulla, scrivono nell’articolo intitolato “Le opere eccellenti glorificano Dio” nella rivista La Torre di Guardia del 15 gennaio 2002, pagina 32 quanto segue:

“Nell’ottobre del 2000 il Piemonte è stato colpito da una disastrosa alluvione. Ancora una volta i Testimoni si sono messi subito al lavoro per prestare soccorso. Anche queste opere eccellenti non sono passate inosservate. La Regione Piemonte ha donato loro una targa “per la preziosa opera di volontariato a sostegno delle popolazioni piemontesi colpite dall’evento alluvionale”.”

Ciò che l’articolo omette di dire è che il programma indetto dai Testimoni di Geova per gli aiuti in caso di disastri è esclusivamente riservato a quelle catastrofi che avvengono in zone dove abitano, predicano e hanno i loro luoghi di adorazione i Testimoni di Geova. Il programma prevede in precedenza la riedificazione dei luighi di adorazione, spesso di proprietà della Watchtwoer, che fossero stati danneggiati o distrutti, poi di ritrovare, attraverso i registri del movimento, gli adepti locali per offrire loro aiuto personale. Non lo offrono indiscriminatamente a qualsiasi vittima della catastrofe. È ovvio che, se mentre aiutano un adepto, il vicino di casa si trovasse nella medesima situazione del testimone, non si rifiuterebbero di aiutarlo. Ecco perché, non troverete mai un Testimone di Geova a soccorrere le vittime di un terremoto o qualsiasi altro disastro naturale, se in quella zona non ci sono testimoni, mentre troverete volontari cristiani di qualsiasi altra ortodossia ad aiutare e sostenere vittime di qualsiasi confessione, indipendentemente dall’esistenza nelle zone di membri della propria fede.

Confermando l’affermazione appena fatta circa questo “programma di volontariato” altamente selettivo, ho trovato istruttivo riportare quanto scrive la dirigenza del movimento sulla rivista La Torre di Guardia del 15 luglio 2002 a pagina 8, nell’articolo dal titolo tendenzioso “Operiamo ciò che è bene verso tutti” e voglio sottolineare il qualificativo “tutti”:

“Coloro che erano stati colpiti dai disastri si sono commossi per il tempestivo aiuto ricevuto. “Proprio quando eravamo sull’orlo della disperazione, sono arrivati i fratelli, ha detto Malyori, la cui abitazione è stata rasa al suolo da una frana in Venezuela. Dopo che i volontari hanno costruito una casa nuova di zecca per lei e la sua famiglia, Malyori ha esclamato: “Non ringrazieremo mai abbastanza Geova per tutto quello che ha fatto per noi!” E quando ad alcuni fratelli colpiti dalle inondazioni in Mozambico sono state consegnate le chiavi delle loro nuove abitazioni, l’intero gruppo ha intonato il cantico del Regno “Geova è il nostro rifugio” Aiutare i bisognosi è stato fonte di ristoro anche per i volontari. “È stato bello dare una mano a questi fratelli che hanno sofferto tanto”, ha osservato Marcelo, che ha prestato servizio come infermiere in un campo profughi del Mozambico. Huang, un volontario di Taiwan, ha detto: “È stata una grande gioia distribuire viveri e tende ai fratelli nel bisogno. Ha rafforzato la fede”.”

È superfluo, penso, rilevare che l’articolo ben dimostra che il programma di volontariato della Watchtower, ha come principale obiettivo le vittime della propria fede, e non, indiscriminatamente, i “tutti” ai quali i veri volontari delle altre denominazioni religiose e non, portano aiuto a loro proprie spese. Anzi, da quanto trapela dall’organizzazione, negli USA chi pretende di essere un testimone e cerca aiuto presso i Tetimoni durante un disastro, come fu il caso durante l’uragano Katrina, deve riempire un modulo fornito dalla sede centrale del movimento, modulo che viene firmato e presentato al comitato di servizio della congregazione alla quale si pretende di appartenere, per essere approvato, prima che qualsiasi specie di aiuto possa essere offerto. Perciò, non parlo nemmeno di appartenenti ad altre fedi, ma gli stessi testimoni che non partecipano più da tempo alle adunanze, o che sono ormai classificati come “irregolari”, “inattivi”, se non addirittura disassociati, possono dimenticarselo l’aiuto da parte del comitato di assistenza per i disastri della WatchTower. È molto più semplice cercare aiuto presso le altre organizzazioni religiose che non dalla propria autodefinitasi cristiana.

Ma cosa dicono gli altri 50 articoli della Svegliatevi! che usano la parola “volontariato”? Non ho ancora preso il tempo di esaminare ciascun articolo, ma scorrendo rapidamente la maggior parte degli articoli, essi trattano in maniera molto tendenziosa il soggetto, come la rivista Svegliatevi! dell’8 giugno 1993 pagina 26 che trattando il soggetto, sceglie come tema dell’articolo il titolo tendenzioso “Il punto di vista biblico. Fare della beneficenza: un dovere cristiano?”. Perché usare la forma interrogativa? Se si parlasse, per esempio, della lealtà all’organizzazione, sceglierebbero la forma “Lealtà all’organizzazione: un dovere cristiano!” e non la forma interrogativa che presuppone più di una scelta. Che cosa trasmette realmente l’articolo in questione? Prendendo come esempio un fatto di cronaca riguardante un’estorsione per opera di una coppia che si spacciava per cristiana con lo scopo di aiutare il prossimo mette in guardia i propri membri scrivendo:

““Dare sì, ma attenzione! Siamo continuamente bombardati da enti di beneficenza, organizzazioni religiose e campagne annuali di volontariato; quasi tutti lanciano appelli a cui è difficile resistere. Nel valutare tali appelli, però, è bene ricordare il proverbio biblico: “Chiunque è inesperto ripone fede in ogni parola, ma l’accorto considera i suoi passi”. (Proverbi 14:15) In altre parole, non credete a tutto ciò che dicono e promettono gli enti di beneficenza. Come viene usato, in realtà, il denaro raccolto? Le organizzazioni che vengono finanziate sono quelle che un cristiano dovrebbe sostenere? Conducono attività politiche, nazionalistiche o legate alla falsa religione? Il loro scopo dichiarato è pratico e non in contrasto con i princìpi scritturali?”

Poi, per dare l’impressione di voler essere obiettivi, aggiunge : "Non partite dall’idea che tutti gli enti di beneficenza sprechino i fondi raccolti o siano disonesti. Esaminate i fatti, e poi decidete personalmente se fare un’offerta o no".

Sembra realmente un suggerimento disinteressato, ma l’articolo finisce per indirizzare automaticamente gli adepti nell’unica scelta logica e accettabile, dopo le argomentazioni presentate, e termina con l’esortazione:

“Ricordate anche che a volte ciò che può essere di maggior aiuto non sono i soldi. … In modo simile oggi i cristiani si rendono conto che dedicare tempo, energie e denaro per promuovere la testimonianza del Regno, la quale migliora la vita delle persone e dà speranza, è la forma migliore di beneficenza.”

Ecco come realmente l’organizzazione dei Testimoni di Geova considera il volontariato e la beneficienza; finquando il beneficiario è la Watchtower e il suo proselitismo, non si deve esitare è la migliore causa da sostenere, enza domande da porsi come quelle da essa proposte quando si tratta di altri enti di volontariato, mentre il volotariato o la beneficienza a favore di qualsiasi altro ente per l’assistenza alle vittime è da considerarsi sospetto, da evitare o perfino da condannare.


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