Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Breve riepilogo del caso:

Questo processo vede come Querelante Jacques Lejeune, un ex-membro del movimento religioso dei Testimoni di Geova e, come Querelata, la sede belga del movimento, l’ASBL Congrégation Chrétienne des Témoins de Jéhovah di Kraainem, Brussel.

L’avvio giudiziario della vicenda risale al 23 agosto 2004 quando, Jacques Lejeune, ex-membro della congregazione dei Testimoni di Geova di Esneux, Belgio, dalla quale era stato espulso due anni prima, ha depositato una richiesta/denuncia presso la magistratura belga, denunciando le discriminazioni subite a seguito della sua espulsione. L’unica sua vera rivendicazione era la pubblicazione sul ‘Ministero del Regno’ [1] del Belgio e sulla rivista “La Torre di Guardia” [2] , edite entrambi dalla Watchtower, nonché sulla stampa nazionale belga della dichiarazione secondo la quale nessun Testimone di Geova sarebbe più stato espulso per il semplice motivo di aver continuato a frequentare degli espulsi.

L’iter giudiziario inizia con le sentenze di primo (2004) e secondo (2006) grado, terminatesi a sfavore di Jacques Lejeune che è ricorso in cassazione nel dicembre del 2008. La Corte di Cassazione ha ritenuto che c’erano state delle irregolarità da parte della Corte d’Appello di Liegi, nell’applicazione della legge del 25 febbraio 2003 ed ha disposto la ricelebrazione del processo d’appello davanti alla Corte d’Appello di Mons.

Riassunto del dibattimento del processo d’appello del 18 ottobre 2001:

La Corte era composta di tre giudici e il cancelliere (tutte donne).

Alla destra della Corte, per la parte Querelante, si teneva l’avvocato dell’accusa.

Dietro l’avvocato, c’erano solo sei persone tra cui la moglie dell’avvocato, due rappresentanti dell’ADFI, associazione nazionale francese per la protezione contro i movimenti a deriva settaria, il sottoscritto e due altri ex Testimoni di Geova. In prima fila, davanti al suo avvocato, c’era Jacques Lejeune. Non lo conoscevo di persona avendo avuto con lui solo uno scambio nutrito di posta elettronica e con cui ho parlato a lungo per telefono alcune volte. Dava l’impressione di avere la mia età ma con tutti i capelli bianchi, in giacca e cravatta, molto riservato, quasi invisibile durante tutta l’udienza, eccetto quando il presidente della Corte non gli ha concesso di esprimersi di persona alla fine del dibattimento.

Per la parte Querelata, a sinistra della Corte, due avvocati, un uomo alto e imponente, meno giovane dell’avvocato dell’accusa, dall’aspetto sicuro e agguerrito, accompagnato da una donna, alta e piacevole, della stessa età, la quale, durante il dibattimento, ha sostenuto l’avvocato della difesa. Dietro di loro, i rappresentanti dei Testimoni di Geova, un uomo su una sedia a rotelle del quale non conosco il nome e che sembrava essere l’inviato speciale del reparto legale della filiale belga del movimento insieme a una decina di altre persone, tra cui il “fratello” Gillet, con tutti i capelli bianchi, dall’aspetto di un ottantenne, che sembra essere stato in passato il sorvegliante della filiale belga.

La sala d’udienza avrebbe potuto contenere una cinquantina di persone. Quando siamo entrati, con un leggero ritardo rispetto all’orario previsto a causa dello spostamento della sala d’udienza, questa non era ancora iniziata ma tutti gli altri erano già presenti.

Il dibattimento della durata stabilita in anticipo di quasi quattro ore, si è aperto con l’arringa iniziale dell’avvocato dell’accusa, il quale ha sostenuto in particolare le seguenti tesi:

-  ciò che Jacques chiede realmente, è un riconoscimento della violazione dei diritti umani da parte della Querelata, la quale insegna, promuove e impone ai propri membri la discriminazione non solo spirituale ma sociale, professionale e familiare di coloro che vengono espulsi, pena la propria espulsione.

-  lo ha dimostrato leggendo alcuni dei testi pubblicati dalla WT come la rivista La Torre di Guardia e il bolletino interno Il Ministero del Regno e leggendo stralci del racconto di alcuni ex membri che hanno subito l’ostracismo da parte di familiari e altri ex correligionari. In particolare ha indicato come, in una recente pubblicazione della Querelata, sono usati nove volte i termini “odio” e “odiare”, nei riguardi dei cosiddetti “apostati”, ossia persone che hanno voluto usare della loro libertà di opinione, promuovendo l’odio nei loro confronti. Benché ormai tardi, dal punto di vista normativo, ha citato la rivista La Torre di Guardia del 15 luglio 2011 pagina 16 si indirizza a costoro come "mentalmente malati" ossia “Malati mentali”. Anticipando la reazione del suo collega, ha ricordato che, benché il testo non fosse stato messo agli atti, esso non è di origine dell’accusa, ma della difesa stessa e che poteva essere accolto dalla Corte, cosa che la Corte ha fatto malgrado le obiezioni della difesa.

-  È vero che la legge del 25 febbraio 2003 alla quale si era appellato il Lejeune è stata nel frattempo abrogata, ma è stata sostituita, in effetti, da una nuova legge del 2007 che la rimpiazza e che è ancora più specifica nel descrivere la questione della discriminazione. Per tale motivo, la corte dovrebbe, in assenza di quella abrogata, applicare la nuova legge più restrittiva del 2007.

-  il motivo per cui la denuncia del Lejeune venne accantonata dal tribunale di primo grado era che il disassociato, ossia l’espulso, non aveva subito nessun trattamento discriminatorio individuale, in quante era stato trattato come sono trattati tutti i disassociati come gruppo. L’avvocato ha invocato lo spirito della nuova legge del 2007 secondo la quale la questione della discriminazione è applicabile a un individuo singolo e non solo al fatto che faccia o non parte di un gruppo che subisce le medesime discriminazioni.

-  È vero che la ASBL della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova Belga messa in causa come ente morale dal Lejeune come Querelata, non è né l’autore, né l’editore dei testi incriminati di discriminazione , ma la stessa non può dichiararsi estranea alla questione, come preteso dalla difesa, in quanto nel suo Statuto è esplicitamente detto che agisce come “rappresentante” della sede centrale della Watchtower negli Stati Uniti che è l’autore dei testi in questione. Né può negare, come pretende nelle sue conclusioni la difesa, il rapporto gerarchico che esiste tra l’ente morale belga e gli anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. di tutte le congregazioni del Belgio, incluse gli anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. che hanno proceduto all’espulsione di Jacques, in quanto organismo piramidale.

-  Indipendentemente dalla legge abrogata del 2003 e quella sostitutiva del 2007, egli ha dimostrato come l’azione discriminatoria da parte della Querelata viola due altri articoli di legge, anche se questi non furono espressamente menzionati nei processi precedenti, chiedendo che siano presi in esame dalla Corte.

Durante tutta l’arringa dell’avvocato di Lejeune che è durata circa un’ora e mezzo, l’avvocato della parte Querelata non è rimasto a sedere ed ascoltare l’accusa, come me lo sarei aspettato e come fece in seguito, in maniera rispettosa, l’avvocato di Lejeune durante l’arringa della difesa. Non si capiva bene se il suo comportamento scaturiva da una sua naturale reazione che non poteva contenere o se, invece, fosse disegnato a tavolino per destabilizzare l’avversario impedendogli di concentrarsi. Quando ciò che diceva l’avvocato di Lejeune lo disturbava, situazione che accadeva spesso, non potendo interromperlo, non faceva che scattare rumorosamente in piedi, girare su se stesso guardando l’uditorio, risedersi, rialzarsi in piedi, rimboccarsi le maniche della toga, guardare in maniera insistente il presidente della Corte o girandosi sulla sua sinistra verso l’avvocato di Lejeune, e rimanendo in piedi a guardarlo fisso. Era tanto agitato che, quando si risedeva, prima strisciava ripetutamente e rumorosamente le scarpe sul pavimento e poi incrociava le gambe lasciando intravedere un bel buco nella suola di una delle sue scarpe.

L’avvocato della difesa, Albert-Dominique Lejeune (eh sì, omonimo del nostro Jacques), sostenuto dall’avvocato Delphine Grisard, ha cercato di demolire le tesi dell’avvocato di Jacques, adottando la seguente strategia:

-  Ha cercato di lucidare la reputazione della Querelata facendo un riassunto della storia dei Testimoni di Geova in Belgio, del fatto che sono stati perseguitati durante il nazismo, che hanno una buona reputazione non solo in Belgio ma nel mondo intero, che sono una religione riconosciuta nella maggior parte dei paesi, in particolare ha menzionato la Germania e il riconoscimento ottenuto nel Lande di Berlino.

-  Poi ha voluto evidenziare con molta dovizia di dettagli che l’origine degli ordinamenti interni dei Testimoni di Geova non è l’ASBL incriminata ma la Sacra Bibbia, la Parola di Dio, perciò la Querelata non può esserne ritenuta responsabile.

-  Per dimostrarlo, ha citato dalla Sacra Bibbia, affermando che essa viene rispettata nella tradizione belga, le scritture usate dalla Watchtower nelle proprie pubblicazioni, quelle di San Paolo e San Giovanni, che sono “chiare”, senza specificare che l’applicazione che ne fa la Watchtower nelle proprie pubblicazioni risulta solo dalla loro personale interpretazione delle stesse.

-  Poi ha voluto provare che perfino le pubblicazioni della Watchtower non sono discriminatorie nei confronti degli espulsi, citando tendenziosamente alcuni articoli della rivista La Torre di Guardia che spiegano come trattare in maniera benevola i familiari disassociati, non interrompendo con loro i rapporti di convivenza ma omettendo di rilevare che il testo letto si riferisce a familiari che vivono nella stessa casa, come per esempio un coniuge o un figlio minorenne, mentre per tutti gli altri familiari che vivono per conto proprio, come per esempio i figli, nonni o nipoti, vengono applicate le stesse restrizioni discriminatorie imposte al resto degli altri ex correligionari.

-  Ha voluto mostrare come in altri paesi, processi contro i Testimoni di Geova si sono conclusi a loro favore, anche se il litigio non ha nulla a che vedere con quello in oggetto, come per esempio la vittoria ottenuta nel giugno scorso dalla filiale francese contro l’ente francese delle imposte che riguardava una tassa imposta all’ente morale e non i diritti umani fondamentali dei propri membri.

-  Ha cercato di dimostrare che non era vero che il Lejeune fosse stato discriminato dalla sua famiglia, citando la testimonianza della cognata del Lejeune, la quale è tuttora Testimone di Geova, che afferma di aver continuando ad avere rapporti sociali con lui malgrado fosse disassociato e ciò, fino a quando non è stato lui a interromperli. Non ha specificato, però, che tali rapporti avvenivano in violazione delle regole interne imposti dalla dirigenza, rischiando di essere lei stessa espulsa per tale condannata condotta.

- Ha perfino voluto insinuare che la Corte non era legittimata a pronunciarsi in quanto si tratta di una delle libertà di religione, quella di stabilire i propri ordinamenti interni senza alcuna interferenza da parte dello Stato.

Ad un certo punto dell’arringa della difesa, il presidente della Corte si è reso conto che mancava un documento indispensabile tra gli incartamenti del caso, la richiesta/denuncia originale registrata il 23 agosto 2004. Sia il cancelliere che entrambi gli avvocati hanno cercato il documento nei loro rispettivi voluminosi fascicoli, ma senza trovarlo …! La Corte era sul punto di annullare tutto il dibattimento e di rimandarlo a una nuova data da stabilire dopo il ritrovamento del documento mancante, quando, dopo varie negoziazioni con le due parti, sono arrivati al compromesso di fare astrazione degli argomenti descritti nel documento mancante e di limitare il dibattimento all’oggetto della legge del 2003/2007 e gli altri articoli di legge appena sollevati dall’accusa.

Si è così conclusa l’arringa della difesa, con la richiesta dell’abbandono di tutte le accuse nei confronti del suo cliente, la filiale belga della Watchtower.

La Corte, prima di sciogliere la sessione, ha dato tempo ai due avvocati di presentare il documento mancante entro l’8 novembre altrimenti tutto il dibattimento sarebbe stato annullato e da ricelebrare in una data da stabilire, ma da una Corte differente, in quanto la Corte d’Appello che aveva presieduto quel giorno al dibattimento, sarebbe stata sciolta entro la fine del mese. Se il documento mancante sarà ritrovato e ripresentato alla Corte entro la data stabilita, la Corte si impegna a pronunciare il proprio verdetto entro il 20 dicembre 2011. Altrimenti tutto il processo è da rifare! Gli avvocati sono convinti di potere presentare il documento mancante entro la data stabilita dal presidente della Corte.

Quale sarà l’esito della causa?

Le speculazioni, ovviamente, variano secondo chi le formula.

Jacques e il suo avvocato, nonché i rappresentanti dell’associazione per la protezione delle famiglie, sono positivi in quanto all’esito della sentenza. Essi si basano sul fatto che la parte Querelata, nel tentativo di difendere il proprio diritto di stabilire gli ordinamenti interni denunciati dal Lejeune, abbia, da un a parte, invocato l’autorità della Bibbia quale fonte di tali ordinamenti, come se la costituzione belga fosse una “sharia” cristiana e, dall’altra, cercato di delegittimare l’autorità della Corte, accusandola di voler privare la Querelata della libertà religiosa garantita dallo Stato, volendo legiferare sugli stessi ordinamenti.

D’altra parte, anche la Querelata e i suoi legali possono benissimo pensare che la causa terminerà a loro favore, forti della loro convinzione che il diritto alla libertà religiosa non abbia alcun limite.

Io non mi pronuncio, ma rimango nell’attesa della decisione finale della Corte.

Aspettiamo dunque di conoscere il verdetto della Corte entro la fine dell’anno.

Comunque vadano le cose, penso che, molto probabilmente, sia Jacques sia la Watchtower abbiano l’intenzione di proseguire oltre, portando la causa davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani.


>>> RITORNO all’articolo sul "Caso Jacques Lejeune"


Note

[1] Bollettino mensile interno del movimento religioso dei Testimoni di Geova

[2] l’Organo bimensile del movimento, di cui un’edizone su due è distribuita al pubblico

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