Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Intervista del promotore del sito, da parte della Dottoressa Fabiana Niro, dell’Università degli Studi del Molise, Facoltà di Scienze Umane Storiche e Sociali, nell’ambito della sua tesi dal tema “Fuoriuscire da un movimento religioso – Il caso dei Testimoni di Geova”

L’intervista ha avuto luogo PRIMA della sua dissociazione avvenuta nel giugno 2009.

Il testo che segue è la trascrizione dell’intervista registrata dalla Dottoressa, pubblicata con l’autorizzazione della stessa e dell’intervistato.


In che modo i Testimoni di Geova si inseriscono nel Suo percorso di vita? A me è semplice: mi sono trovato in questo movimento sin dall’età di due anni, dunque nessuna scelta particolare da parte mia.

 Mi ricostruisca brevemente la Sua infanzia e la Sua adolescenza.

L’unica ragione che ha dovuto far prendere delle decisioni a mio padre è che mi avevano messo in una scuola religiosa, Maria Ausiliatrice, quando andavo alla scuola materna e poi sono rimasto fino all’età di sette anni. Quando si è presentata la questione della prima comunione, l’ammaestramento ricevuto da mio padre, Testimone di Geova, a quel tempo, era tale che gli fece prendere la decisione di cercarci un’altra scuola, cioè ci mise in una scuola laica, tutti noi figli.

 I rapporti con i coetanei?

Fino all’età dell’adolescenza non c’è stato nessun problema. L’ambiente nel quale vivevamo (Alessandria d’Egitto) era un ambiente estremamente tollerante e aperto a qualsiasi tipo di nazione, religione, colore, lingua. Tutte le usanze, degli uni e degli altri, erano accettate. Quindi non ho sofferto minimamente di questa situazione. Nell’adolescenza, invece, dove uno comincia a esprimere le proprie opinioni su tanti soggetti della vita, ovviamente, l’ho fatto anche per quanto riguarda la mia fede con i compagni di scuola. La reazione avuta in generale non era positiva, cioè non avevano interesse, dunque non ho mai perseguito questa strada come un campo di proselitismo.

 Potrebbe ripercorrere le tappe della Sua permanenza all’interno della Congregazione? Ossia i momenti fondamentali, come l’età del battesimo, dopo quanto tempo ha preso tale decisione e quanto tempo complessivamente è rimasto all’interno.

Mi sono battezzato all’età di 12 anni, all’età di 15 anni persi la fede perché avevo dei dubbi circa il 1914 e l’evoluzione, perché mi interessava enormemente l’evoluzione e mi sembrava una spiegazione plausibile alternativa alla creazione. E’ una crisi che è durata circa un anno, durante il quale, aiutato dal sorvegliante di Congregazione, che mi ha fatto riacquistare la fede, ma avevo una mia teoria che spiegai a lui circa la questione delle date. Una mia interpretazione degli elementi che avevo a disposizione e che l’Organizzazione mi aveva fornito. Non è che feci delle ricerche particolari, eh, ma solo con il ragionamento e gli elementi che avevo a disposizione arrivavo a conclusioni differenti di quanto insegnava la Watch Tower. Questo dunque è un momento di perplessità e poi all’età di 17 anni, quando abbiamo lasciato l’Egitto, e siamo tornati in Italia come profughi, subito l’incontro con i Testimoni italiani, perché noi eravamo in una Congregazione francese quando eravamo in Egitto, ha aperto la via a una carriera, come viene chiamata, carriera teocratica. Immediatamente, all’età di 17 anni, iniziai con la conduzione dello studio di libro su una delle pubblicazioni della Società, dunque quella è l’età dell’inizio di una carriera di privilegi, così viene percepita, no? Poi a 18 anni, altro elemento importante, sapevo che dovevo affrontare la sfida della neutralità cristiana con il militare. Speravo di evadere il problema appellandomi ad una caratteristica fisica che pensavo fosse determinante per ridotte attitudini militari. Invece, per mia sventura, o mia fortuna, non lo so, mi dissero che non era importante, quindi mi chiesi cosa fare. Affrontare il problema come lo faceva la maggior parte oppure trovare una soluzione alternativa? In quel tempo in Italia c’erano circa cinquemila Testimoni di Geova e il numero di giovani che doveva affrontare il problema cresceva man mano che aumentavano di numero. I miei cugini, arrivati come profughi dall’Egitto prima di me, mi diedero l’opportunità di considerare una soluzione alternativa. Perché loro erano molti maschi in famiglia, il secondo di questi, a causa della sua posizione neutrale, ha dovuto affrontare il carcere, e in quel tempo uno non veniva processato una volta, ma veniva processato ripetutamente e condannato dunque scontava pene ripetute, fin quando non si allineava con le idee dello stato oppure quando terminava il periodo di leva. Mio cugino, il primo, ha imboccato quella strada. Dovendo ripetere la prigionia, ha trovato soluzioni di compromesso tramite una conoscenza e ha potuto sfuggire al continuo richiamo. Gli altri miei cugini, avendo visto ciò che aveva dovuto affrontare il fratello maggiore, due di loro decisero di espatriare e di raggiungere un folto numero di Testimoni di Geova che si trovavano in Svizzera, per non dovere affrontare la questione della neutralità cristiana. Allora, avendo saputo di questa soluzione adottata dai miei cugini, andai a trovarli, e dopo aver fatto la visita medica per la leva ed essendo stato arruolato, dovevo partire l’anno dopo, ho deciso di espatriare. All’età di 19 anni sono espatriato e sono andato ad abitare, da solo, nella Svizzera tedesca dove frequentavo la Congregazione di lingua italiana locale. Ma durante quel periodo non cercai né ottenni dei privilegi, però ebbi il piacere di pronunciare la mia prima conferenza pubblica a 19 anni “Guida divina per il matrimonio felice”. Così imboccai la grande carriera di oratore pubblico, straordinaria, fino al mio abbandono. [RIDE] Mi piaceva fare i discorsi, era una delle cose che mi piaceva fare di più. Ero un trascinatore di folle. [RIDE]. Poi, l’anno dopo, mi sono sposato e dopo due anni siamo venuti nella Svizzera francese e qui sono entrato in un’altra piccola Congregazione, e poco tempo dopo, ho iniziato ad avere dei privilegi, mi hanno affidato la contabilità, uno dei miei pezzi forti. Poi li ho passati un po’ tutti: letteratura, riviste, territorio, ed infine Assistente Sorvegliante di Congregazione (non era ancora stata introdotta la disposizione degli anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. come la conosciamo oggi). Poi nel ’71, altro punto culminante, sono stato alla mia prima scuola di servitori, riservata ai Sorveglianti e ai due altri membri del Comitato di Servizio. Quando andai io, il corso durava 15 giorni, due settimane. Perciò ci si assentava di casa, si doveva stare alla Betel per due settimane. Era una cosa che mi affascinava perché io sono innamorato degli studi, io studio, studio, studio sempre, solo che lì studiavo, ovviamente, il materiale che mi forniva l’Organizzazione, fare ricerche per sostenere i temi che venivano trattati nelle due settimane di scuola. Una cosa che mi aveva colpito enormemente è stato che, in quel periodo, c’era stato un cambiamento dell’insegnamento riguardo i rapporti sessuali. In quel tempo la Società insegnava che la parola porneia in greco, che significa fornicazione, non era solo applicabile ai rapporti extra-coniugali, intrapresi da una persona non sposata con una spostata o tra due non spostati insieme, perché altrimenti era adulterio. Cioè chi commette adulterio è lo sposato, se quell’altra non sposata commetteva fornicazione, se due non sposati stavano insieme era fornicazione, dunque era questo l’intendimento che si aveva. Però quello che era grave, è che questo intendimento è stato esteso in quel periodo ad aspetti della vita matrimoniale. Per esempio, veniva insegnato che se una moglie o un marito diventava o era omosessuale, non si poteva divorziare perché non era una ragione di divorzio. Cioè se tu sei un coniuge e vai con un altro uomo, tua moglie non poteva divorziare da te, perché l’intendimento era che per formare una carne, come dice l’apostolo Paolo spiegando la questione della fornicazione e mettendo in gioco un uomo e una prostituta, dice diventano una sola carne … l’intendimento di veduta corta, diciamo, era che per diventare una sola carne e dunque essere adulterio, dovevano essere di due sessi differenti, ma dello stesso sesso, no. Ricordo la reazione di un altro partecipante alla scuola, che oggi è disassociato, che disse: “Io non capisco. Dunque, se mia moglie diventa lesbica, io non ho il diritto di divorziare e sposare un’altra donna? Ma io preferisco che vada con un altro uomo!” Era proprio arrabbiato. Già in quel tempo vedevamo che c’erano degli insegnamenti non sensati, però non è che uno ha … la reazione di dire: “Ma questi sono matti!” Ognuno ha la sua … il suo percorso. Io sono nato dentro, per me quella era l’unica Verità, dunque era solo un “Non hanno ben azzeccato la spiegazione”. Non andavo oltre quell’osservazione che mi sembrava strana quella interpretazione. Già da allora nutrivo dei dubbi, ma nessuno, assolutamente, di questi miei dubbi mi ha portato a concludere che questa non fosse l’Organizzazione di Dio. Penso che abbia molto a che fare con la spiegazione della luce progressiva che frena qualsiasi tentativo da parte del tuo cervello a farti la domanda: “Ma questi che cosa stanno facendo?” Dunque ti permette di accettare qualsiasi cosa.

Ha letto gli scritti del fondatore?

No, no.

Ma non si studiano? No, no. Si studiano le ultime pubblicazioni distribuite all’assemblea. La pubblicazione, di simile natura, studiata l’anno precedente viene messa da parte. Sono delle serie di pubblicazioni … per esempio, quando si inizia uno studio biblico con una persona, viene suggerito, incoraggiato … l’Organizzazione ti incoraggia a usare un particolare libro, che contiene gli insegnamenti basilari, X capitoli, che la persona deve conoscere se un domani vuole battezzarsi. Dunque non puoi scegliere un libro di tua iniziativa, come uno dei libri del fondatore, né usare solo la Bibbia e parlare degli apostoli, di Cristo o che so io. Devi seguire un metodo con opere didattiche più che suggerite dall’Organizzazione. Se usi quella precedente, sei ripreso. Se viene un sorvegliante e ti vede ti dice: “Ma come? Usi ancora il vecchio libro? Abbiamo il nuovo”. Non c’era questa idea … anzi, quando vai all’assemblea pendi dalle labbra dell’oratore che sai presenterà una nuova pubblicazione, perché questa storia di presentare le nuove pubblicazioni alle assemblee viene percepita come un ultimo pasto succulento che viene da Geova. E dunque la prima cosa che fanno i Testimoni dopo il discorso sono le code infinite davanti ai punti di distribuzione della nuova pubblicazione. Alcune volte è possibile ritirare una sola copia per proclamatore, perché forse non ne hanno stampate abbastanza, altre volte ne puoi prendere due o più, a seconda delle circostanze. La prima cosa che facevano i fratelli appena l’avevano fra le mani, senza andare neppure a mangiare per la pausa di mezzogiorno, era sfogliarla, guardare i titoli dei capitoli, le illustrazioni. E, già prima della fine dell’assemblea, già alcuni avevano già letto la pubblicazione e venivano con quello che avevano compreso, che era una nuova spiegazione.

 Ogni quanto tempo c’è una nuova pubblicazione?

Ogni anno. Una o più nuove pubblicazioni che vanno dai libri di 365 pagine circa agli opuscoli di 32 pagine. Poi ovviamente ci stanno delle azioni speciali, dei volantini speciali … ma quelle sono “one time only”.

Per il Testimone di Geova, l’anno non inizia a gennaio, ma a settembre: l’anno teocratico viene chiamato, non so per quale motivo. Tutti i rapporti della società vengono chiusi a settembre; insomma, i conti a settembre, i rapporti analitici a settembre e via dicendo. Nel settembre ’72, quando fu introdotta la nuova disposizione degli anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. , dopo una disamina tra tutti i Testimoni di Geova maschi, battezzati, venne fuori il mio nome per essere nominato anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. . Allora la struttura della Società era diversa per cui per molti anni fui l’unico anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. di lingua italiana nella città di Ginevra. Per me era un grande privilegio. Prima di diventare anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. feci un discorso speciale a mia moglie, le dissi “ Guarda Rosy, adesso è arrivato un momento … ci sono grandi cambiamenti, sta per venire Armaghedon, perché ormai era già annunciato nell’assemblea del ’69, dichiarazioni tendenziose, scenari spaventosi degli ultimi sgoccioli, e così via, quindi Rosy, questo è un incarico importante per me, diventa l’incarico numero uno per me e da ora in avanti e tu dovrai sbrigartela da sola”. Ma non che abbandonavo la moglie, per carità, avevo già un figlio, ma mia moglie si assunse più incarichi e responsabilità familiari, perché io dovevo occuparmi della Congregazione. Per me era un grande privilegio farlo e non vedevo che sottraevo tempo prezioso alla cosa primaria della tua vita che è la famiglia e non la Congregazione. Tanto è vero che la Bibbia stessa lo dice, perché chi non sa dirigere la propria famiglia non può dirigere la Congregazione, ma se poi, per dirigere la Congregazione, non puoi più dirigere la famiglia, sei nei pasticci. Io me la sbrigavo bene, perché ho una moglie eccezionale. Ho avuto l’incarico di anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. per 27 anni. Nessuno ha mai messo in dubbio la mia nomina o i miei requisiti … mai, mai, mai. Anzi ero sempre chiamato dappertutto, io stesso ero diventato sorvegliante d’assemblea di circoscrizione, sono diventato istruttore nella scuola di anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. , all’inizio quando si cominciò a tenerla il fine settimana, ci veniva mandato del materiale in anticipo, lo studiavamo e facevamo il corso ad altri anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. come noi. Ho fatto molti comitati speciali, per delle cose gravi.

 I comitati speciali sono quelli giudiziari?

No, il comitato giudiziario è quello della tua Congregazione, il comitato speciale è quando vieni chiamato fuori dalla tua Congregazione, perché l’altra Congregazione ha dei problemi che non arrivano a risolvere. Oppure c’è l’appello. Ossia chi è stato disassociato ha sette giorni per fare appello, e se fai appello deve essere formato un altro comitato giudiziario e sovente, specialmente in mancanza di anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. , vengono usati quelli di altre Congregazioni.

Ha fatto anche parte di comitati giudiziari, quindi? Certo! Di un numero impressionante. Si, si.

 Ha imparato la dottrina individualmente, insieme alla Sua famiglia, insieme ad altri Testimoni … ?

Personalmente sono per impararla, io, da solo. Non mi trovo con gli altri, perdo tempo, ho un altro approccio, non mi vedo seduto lì a parlare con gli altri. Dunque, l’Organizzazione insegna ad avere uno studio personale, che è questo, uno studio familiare, se sei padre o madre e hai dei figli. Ma io con i figli ho fatto poco, è stata piuttosto mia moglie che faceva lo studio con i ragazzi. Poi dovevi dare il buon esempio, portarli in predicazione. Andare in predicazione era assolutamente una cosa che non sopportavo, perché trovavo che andavamo a disturbare la gente. Andare porta a porta, andavo perché facevo il mio lavoro, ma mi piaceva soprattutto trovare persone con le quali confrontarmi, scontrarmi, che venivano a dirmi: “Non è così”.

 Mi descriva il clima che si respirava all’interno della Congregazione. Era un ambiente competitivo, si creavano forti legami fra i membri, ci si sentiva controllati oppure si aveva l’impressione di vivere in famiglia … qual è stata la Sua esperienza?

Facendo astrazione del problema che ho personalmente dovuto vivere alla fine della mia carriera teocratica, nel ’99, per me ci sono stati due periodi. C’è stato un periodo straordinario … lo spirito parlo adesso, che era quello prima di Armaghedon, chiamo Armaghedon l’anno ’75, c’era un’affluenza inverosimile, si battezzavano a decine alla volta nella Congregazione, tutti quanti pieni di amore, di solidarietà e così via. Poi c’è stato il periodo post- 75, non subito all’inizio, ma con il passare degli anni si è deteriorata la situazione e direi che si è estremamente deteriorata, ma veramente estremamente deteriorata, verso l’inizio degli anni ’90, andando sempre di peggio in peggio. Cioè è diventata un’Organizzazione tecnica e non un’Organizzazione sociale, di amore, no? La tecnica è quella che la governa, è piena di precetti, la delazione è una delle cose molto in voga, si sta lì … cioè capisci? E’ normale che è così, perché fin quando c’è davanti a te il nuovo sistema che sta per arrivare, c’è quella solidarietà che ti permette di attraversare quella catastrofe, no?, ed essere pronti per poterlo fare. Dunque l’opera di predicazione ci prendeva un tempo enorme, un sacco di gente voleva fare studi biblici, poi dovevi dedicare delle ore per andare di porta in porta … Inverosimile, no? Eravamo così occupati che andavamo a istruire e nella ricerca che non avevamo il tempo di fare quello che è successo dopo. Ossia, non avendo più nulla da fare, cosa si fa? Si guarda gli uni gli altri e si inizia a criticarsi. Cioè matematico, no? Fin quando siamo tutti quanti in un campo a lavorare, abbiamo un campo che non finisce più, ci alziamo la mattina già stanchi, se poi un giorno questo campo non ce lo abbiamo più perché lo hanno confiscato, cosa facciamo? “Cip, cip, cip”, io parlo di te, tu di me ed è stata la rovina di questa Organizzazione. Nel senso che avendo tolto questo senso di urgenza, e invece di saperlo rimpiazzare lo stanno deteriorando, togliendo tutti i segni che indicano in maniera inequivocabile che siamo alla fine, che non sono soggettivi, ma oggettivi, li puoi calcolare con la calcolatrice, cioè c’erano dei calcoli che tracciavano la circonferenza limite del tempo entro il quale doveva venire Armaghedon. Allora, fin quando si era in quel periodo e si era contaminati, in modo positivo, dall’entusiasmo di andare a salvare gli altri, nel credere che se non sei dentro, sei fuori, non hai il tempo di occuparti dell’Organizzazione interna, ti occupi del servizio esterno. Appena cominciano a togliere queste spie, allora comincia il lasciarsi andare, le lamentele, io comincio a parlare male di te, tu di me. E questo ha rovinato l’Organizzazione.

 Pensa che l’adesione ai Testimoni di Geova abbia influenzato le Sue pratiche di vita quotidiana o le Sue abitudini? Assolutamente, assolutamente. In che cosa mi dirai. In bene, non sempre in male, per carità. Anzi, più in bene che in male. Però mi piace sottolineare che l’avrebbe potuto anche fare l’islamismo. Non voglio essere negativo e sono positivo, ma non posso essere esclusivista, non è l’unico movimento religioso a portare un valore eccezionale nella vita dell’individuo e dunque l’Organizzazione è stata anche uno di questo. Le do credito, lo dico, però sottolineo che non è l’unica.

E invece pratiche come fumare, bere, modo di vestire, gestione del tempo?

Beh, io sono una persona particolare, perché io sono nato dentro, dunque non ho mai avuto problemi di fumo, non ho mai avuto problemi di alcol, perché è una cosa che non si fa. Non ero curioso, benché fino al ‘73 non venivi disassociato per il fumo, chi fumava era tollerato, ma non aveva incarichi e privilegi. Dopo, quando è uscita la nuova direttiva, si dava sei mesi di tempo per smettere di fumare, altrimenti si disassociava la persona. E io ho dovuto disassociare due nella nostra Congregazione. La regola valeva per il Mondo intero, senza eccezioni. Io quindi non ho mai avuto problemi né di fumo, né di alcol, né di droga. Ovviamente una buona educazione riguardo il linguaggio e, per me, mettere una giacca e una cravatta era una cosa bella e privilegiata, non una cosa insopportabile. Vieni inculcato con quello, fin da bambino. Io stesso dicevo ad un bambino che conosceva tutti i nomi in ordine dei 66 libri della Bibbia, gli facevo i complimenti. Anche quando i bambini venivano con la cravatta, li incitavo, dicevo: “Ma che bravo, guardalo con la sua cravattina, che bellino …” E ti monti la tua immagine di cosa significa essere bravo e, dunque, non hai questo senso di vergogna, ma un senso di orgoglio.

 La scelta del partner? O degli studi?

La scelta del partner senz’altro. La scelta degli studi devo dire che la mia circostanza personale non mi ha permesso di farmi delle domande, capisci? Perché devi comprendere che io, avendo finito il ragioneria, in Egitto, ho fatto dei corsi serali per avere l’esperto contabile, per avere un certificato di lingua italiana e, una volta terminato, c’era il passo successivo che era quello degli studi superiori. Invece nella mia vita è entrata la questione del nazionalismo egiziano e l’esperienza di vivere la vita da profugo arrivare in Italia, trovarsi nella miseria e feci la promessa a mia madre, perché stavamo benino in Egitto e che piangeva mentre lasciavamo l’appartamento in Egitto, le dissi: “Mamma, non ti preoccupare, ti ricomprerò tutto”. Avevo 17 anni, ero pieno di forze e di energie. Dunque, per me, la cosa importante non erano gli studi, era riportare la famiglia a quella parte finanziaria ed economica che venne a mancare; ritrovarsi in un campo profughi e volerne uscire. Tanto più per noi comunque viene Armaghedon, dunque questa storia di Armaghedon mi ha impedito di guardare agli studi come una necessaria piattaforma dalla quale lanciare il tuo futuro, perché tanto per noi comunque il futuro era la fine del sistema a breve, benché non si parlasse del ’75. Considerai di iscrivermi alla facoltà di economia, a Napoli, era vicino al campo profughi, perché sarebbe stato un metodo per eludere la leva. A quel tempo fin quando eri all’università non facevi la leva. La ragione per la quale non l’ho fatto non è che i Testimoni scoraggiassero, ma perché avevamo bisogno di essere sostenuti economicamente.

 Mi potrebbe indicare gli aspetti positivi e poi quelli negativi che ricorda della Sua vita da Testimone?

Facendo sempre astrazione da ciò che è successo nel ’97, per me non c’erano aspetti negativi. Non c’erano. Era tutto giusto, buono … c’erano delle cose che mi facevano proprio diventare scemo, dicevo che erano proprio fissati, io non lo capisco come fanno le cose. Cioè io sono una persona che ha un carattere pratico e mi piace il cambiamento e se posso cambiare una cosa per farla diventare meglio, lo faccio. Lì, invece, non hai la libertà di gestire in maniera personalizzata le funzioni che ti sono attribuite, sia di carattere amministrativo che educativo. Per esempio, io non trovavo necessariamente proficuo avere un’adunanza nella quale trovi giovani, vecchi, bambini, adolescenti, sposati, non sposati. Così avevo iniziato a fare delle adunanze speciali per i giovani. A quel tempo, era uscito in inglese il primo libro dedicato ai giovani “I giovani chiedono”. Era uscito solo in inglese, non c’era ancora in italiano. E io avevo radunato tutti i giovani della Congregazione, una quindicina di adolescenti, e questi si deliziavano a venire … sai tutti i giovani, facevano domande, fino a quando il sorvegliante di circoscrizione mi ha scoperto e mi ha proibito di fare queste riunioni, perché non erano previste dallo “Schiavo”. Lo stesso feci con le sorelle che avevano il marito contrario, un’adunanza solo per quelle lì, quelle lì hanno un problema speciale, che gli importa agli altri? Cioè io vedevo le cose in modo razionale. No! Tutto standardizzato, nel mondo intero tutto uguale. Questo mi dava fastidio, questo … veduta corta di non essere disposti … ma siete matti! Questo essere tutti uguali e di soffocare le iniziative private, non apostate, assolutamente no, ma per migliorare il rendimento dell’Organizzazione. Cioè questa è una cosa che mi rompeva estremamente perché sono un perfezionista, vorrei fare le cose meglio e mi sentivo soffocato in queste cose qua. Però l’unica reazione mia era mandare al diavolo alcuni di questi incarichi. Dunque questo era il lato cattivo. Il lato buono … tutto era buono.

 Ha preso la decisione di lasciare la Congregazione in modo improvviso oppure è stato un processo analizzato e meditato a lungo?

Molto a lungo. E’ iniziato con una disavventura personale, che non avevo mai avuto in tutta la mia vita, avevo sempre dovuto risolvere le disavventure degli altri, come anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. : due che non si parlavano più, l’altro che faceva dispetti … ne ho viste di tutti i colori, per gli altri, ma io non avevo mai avuto problemi. Fino al giorno che c’è stato un elemento scatenante che mi ha portato di riflesso a chiedermi: “Chi sono questi?” Se ho abbandonato non è stato assolutamente per lo sgarbo che ho ricevuto, ma per ciò che questo sgarbo mi ha permesso di scoprire, che non ha nulla a che vedere con il soggetto dello sgarbo. Il soggetto dello sgarbo era la calunnia, mi hanno calunniato, ma non sono uscito perché mi hanno calunniato, ma perché ho scoperto che chi dicevano di essere, non lo sono. Non sono l’Organizzazione di Dio. Amen. E ci sono arrivato da solo, senza aver mai letto il libro di Franz o … niente, solo perché ho ricominciato daccapo. Mi sono posto le giuste domande.

 Dunque c’è stato un evento scatenante che è stata questa calunnia, giusto?

Si.

E dopo? Questa calunnia è venuta fuori pian piano: dal ’96 al ’99. Tre anni. Durante quel periodo sentivo la … la … l’atteggiamento sospetto di altri verso di me … cioè di altri, di uno in particolare, il sorvegliante di circoscrizione perché gli avevo fatto uno sgarbo e lo sgarbo che gli avevo fatto era quello di seguire la Parola di Dio. Era uno dei miei migliori amici, andavamo in vacanza insieme, dunque non era uno con cui non mi trovavo bene, capisci? Siccome eravamo cresciuti tutti e due in Africa e avevamo una grande attrazione l’uno per l’altro anche per questa comune eredità africana, c’era un grande affetto e io avevo una grande ammirazione per lui perché è uno molto estroverso, più di me, più eclatante e ci trovavamo bene insieme, perché eravamo della stessa pasta. Solo che lui con l’andare degli anni, è stato 20 anni sorvegliante di circoscrizione, si cade purtroppo, quando si è troppo bravi in una certa materia, non solo lui, ma anche io probabilmente e molti altri, si diventa arroganti in quella materia, perché credi di essere Gesù Cristo. E’ quello che rimprovero a lui. Lui diventando molto arrogante, troppo sicuro di sé, ha iniziato a maltrattare gli altri, era sorvegliante di circoscrizione e agiva male nei confronti degli anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. delle varie Congregazione, no? Tra cui la nostra. Però a me, personalmente, non è che avesse fatto qualcosa di particolare, no? Allora, dato che ero sorvegliante dell’assemblea io e lui sorvegliante di circoscrizione, gli altri anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. , io ero l’anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. number one, perché ero il più vecchio, e gli altri anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. venivano a lamentarsi con me di lui. E io dissi: “Non si può andare avanti così. Io devo dirlo a lui. La Bibbia cosa dice? Se hai un problema con tuo fratello, vai e metti in chiaro”. Prima di farlo, ho telefonato ad un altro amico mio, che è stato sorvegliante di distretto, dunque ad un livello un po’ più alto di quell’altro, dico: “ Senti Franco, le cose stanno così. Io ho intenzione di andargli a parlare. Tu che ne pensi?” E lui: “Se vuoi farlo, fallo. Ma a tuo rischio e pericolo”. “Perché?” faccio io. “Perché tu conosci bene Carlo, è troppo orgoglioso. Non accetterà mai il tuo rimprovero”. Gli ho detto: “Cosa dice 2 Cronache 19:6, caro Franco? Non per l’uomo giudicate, ma per Geova. Io giudico per Geova, non per l’uomo. Non me ne frega chi è lui, non guardo in faccia. E’ un amico, non è un amico, è un parente… per Geova gli devo dire le cose come stanno”. Un po’ così la … chiamiamolo fanatico Testimone di Geova, se segui le regole, le ho già seguite, le ho fatto seguire agli altri, ho fatto comitati per farle seguire agli altri e non le seguo io? No. Così decisi di dirglielo. Presi con me il mio assistente e ci siamo visti una sera. “Guarda, dobbiamo parlarti. I fratelli hanno problemi con te: A, B, C, D …” Alla fine ha detto che non condivideva la nostra posizione, è diventato nero come un diavolo. Però era una cosa tra noi e lui, non doveva saperlo nessun altro, eccetto quell’altro a cui avevo chiesto consiglio. Non vuoi che questo scemo del mio assistente, sai cosa fa?, lo va a dire al sorvegliante di distretto, al suo capo, che abbiamo avuto questa adunanza, così e così. L’altro si mette il cappello della Watch Tower, mi manda una lettera scritta con lo stampo della Watch Tower, con l’intestazione della Società Torre di Guardia, chiedendomi un rapporto su quanto abbiamo discusso con il sorvegliante di circoscrizione. Perché? Perché questi due non si potevano vedere e là incominci a vedere il marciume umano, no? E io sono stato costretto a fare rapporto, perché io ero il presidente di questo piccolo comitato e ho messo forse 1/3 delle cose che gli avevamo detto, per non rovinarlo, capito? Una copia a lui, perché non parlo di nascosto. Una copia alla Società e una copia a lui. Da quel giorno sono diventato suo nemico. Era il ’96. Già una volta, prima di partire, era il 29 giugno del ’96, eravamo all’adunanza e faceva un caldo della miseria nella Congregazione. Lui faceva il discorso pubblico la mattina. Il sole che batte. Una sorella dietro di me si sente male, quasi mi sviene dietro; io, sorvegliante che presiede Sorvegliante che Presiede , che ha a cuore le pecore, sono andato in giro a cercare un ventilatore io, personalmente, sono andato a prenderlo e glielo messo. Mentre facevo questo lavoro, lui, dal podio, mentre sta facendo il suo discorso conclusivo, mi fa: “Fratello di Stefano, quello che sto dicendo è valido anche per te. Ti puoi sedere”. Io un’offesa del genere non l’ho mai ricevuta in tutta la mia vita, in 38 anni di carriera secolare, non sono mai stato trattato così. Quando un bambino nella Sala fa rumore, mai oso dire: “Ehi, stai zitto che sto facendo un discorso”. Né dico ai genitori: “Per piacere occupatevi del figlio”. Faccio una sola cosa: mi fermo. Guardo i genitori. Hanno capito. Cioè per me è stato un oltraggio. La Congregazione è diventata di ghiaccio. Allora da quella volta c’è stata la guerra, no? Io lì non ho replicato, niente, chiuso. Ma non è per quello che sono andato via. Dopo era l’ultima volta che passava, perché si scambiano, dopo sarebbe passato, forse, dopo 10 anni. E’ andato via, dunque non poteva farmi più del male. Nossignore. Perché, come fa ogni buon sorvegliante di circoscrizione che va via, consegna le chiavi a quello che segue e consegnandogliele, gli da tutta la lista delle cose che vanno e che non vanno, fra cui c’è di Stefano, numero uno, uomo da eliminare. E come sono stato eliminato io? Con un rapporto, guarda caso. Come io ho fatto un rapporto a lui, mi hanno fatto un rapporto a me. E lì che ci sono diciotto calunnie nel rapporto. E io ho la corrispondenza su questo rapporto, corrispondenza di 135 pagine con la Watch Tower, abbiamo cominciato una guerra con le lettere. Tutto con la massima educazione, sempre con le scritture della Bibbia o le loro pubblicazioni. Li facevo zittire con la Bibbia. Un giorno le pubblicherò.

 Quella di uscire è stata un decisione individuale, quindi.

Assolutamente. Però uscire è una parola un po’ grande, perché questo mi ha portato ad un periodo di quattro anni come un uomo senza responsabilità. Non volevo più nessuna responsabilità. Mi sono spostato nella Congregazione francese, ho rifiutato incarichi, non volevo nessun incarico, perché volevo che si risolvesse prima la questione della calunnia e in questa Organizzazione l’unico modo di risolvere una questione di calunnia è fare il comitato giudiziario a quelli che hanno calunniato. Cosa che non hanno mai fatto. E avevo i due testimoni che chiedono, nella Bibbia. Allora basta. Chi sono questi qui che mi fanno del male e nessuno è disposto a mettere in pratica le cose che io, per tutta la vita, ho cercato di mettere in pratica. E’ mia madre o è una prostituta? Chi è? Una buona domanda è chi è lo “schiavo fedele e discreto Schiavo Fedele e Discreto ”? E la conclusione è che non esiste uno “Schiavo fedele e discreto Schiavo Fedele e Discreto ”, dal punto di vista operativo non esiste, perché sono i 144.000 e il resto degli 8000 che non si conoscono neppure per nome: 8000 persone che non si conoscono e dirigono l’Organizzazione. E’ un po’ folle, no?

 C’è stato qualcuno che è uscito con Lei?

Allora, non sono uscito. I miei figli si sono raffreddati di per sé, prima di noi, siamo rimasti solo io e mia moglie, loro non venivano alle adunanze. Poi, quando sono arrivato alla conclusione che questo non è lo “Schiavo fedele e discreto Schiavo Fedele e Discreto ” dal giorno all’indomani non sono più andato. Novembre 2004. Decisione definitiva. Mai messo più un piede in quella Sala. Mia moglie è continuata ad andare. Sono passati quattro anni da allora e solo due anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. mi hanno telefonato. Solo due e basta.

 Oggi, quindi, qual è la Sua posizione rispetto alla Congregazione? E’ inattivo?

Dal loro punto di vista, si. Dal mio punto di vista dissidente.

 Quali conseguenze ha avuto la Sua fuoriuscita?

Conseguenza numero uno, sono stato tagliato fuori da un comunità di centinaia di persone, nella quale giocavo un ruolo importante, ero molto visibile, tutta la mia famiglia era sempre vista da lontano, quando arrivavamo alle assemblee, tutti uniti, eravamo una specie di simbolo, e da un giorno all’indomani, senza essere disassociato, non ho mai subito nessun comitato, dal momento che ho lasciato l’incarico di anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. , non ho più avuto l’attenzione di nessuno. Ti incontravano, cambiavano posto, marciapiede, i fratelli, parlo di quelli della Congregazione in cui avevo avuto il problema. La nuova Congregazione, ignorando tutto, non c’era problema. Ma la vecchia Congregazione, quella di lingua italiana, era come se vedessero passare il diavolo e dovevano evitarlo.

 Qual è stato l’aspetto più difficile da affrontare una volta fuori dalla Congregazione?

No, l’aspetto più difficile è stato uscire, ossia la guerra interna della tua coscienza perché pensi di fare un torto a Dio. E’ questa la cosa più terribile. Ma una volta risolto questo aspetto, perché Dio non ha nulla a che vedere, dunque non gli puoi fare nessun torto, lì non c’è stato più alcun problema. Dirai è difficile lasciare questa gente … non perché questa gente si è dimostrata di essere quella che sono, dunque non meritano la mia compagnia.

Quindi non c’è il desiderio di tornare indietro? Assolutamente. Dimenticalo.

O di frequentare le persone della sua Congregazione? Avevo degli amici e speravo che rimanessero amici. Quelli che sono rimasti, li frequento, gli altri non li frequento più.

 C’è stato qualcuno o qualcosa che L’ha aiutata in modo particolare dopo la Sua fuoriuscita?

[RIDE]. No, non c’è stato nessuno. Cioè quando ho preso la decisione, per me, ho girato la pagina. Non ho problemi.

 E quindi in che modo la Sua vita è cambiata, visto che ha girato pagina?

Ci sono delle cose che mi piaceva enormemente fare come quelle di… cioè poi è capitato male perché sono andato anche in pensione, dunque mi sono ritrovato senza un interesse professionale e senza un interesse religioso. E dovevo risolvere questo problema. Ho risolto questo problema allargando la mia conoscenza di questa Organizzazione, facendo un po’ lo scopo della mia vita quello di essere informato e informare, dunque dare una mano a quelli che potrebbero credere che questa sia l’Organizzazione, avvertendoli che non c’è nessun problema a diventare Testimone di Geova, ma devono affrontare situazioni molto gravi, questo, quello, quell’altro … insomma una lista che non finisce più. Se sono disposti a farlo, lo fanno perché io non sono contro la religione, non sono per la coercizione. Se hanno compreso che saranno succubi e vorranno buttarsi dalla finestra, che lo facciano.

Legge la Bibbia? [RIDE] Ho studiato più la Bibbia dopo che sono andato via, per ritrovare perché io credevo in certe cose che oggi non sono più così. Dunque non leggo la Bibbia, perché non è che avevo l’abitudine di leggere la Bibbia, perché si dice che bisogna leggere la Bibbia ogni giorno, non è vero. I Testimoni di Geova non leggono la Bibbia ogni giorno. C’è l’istruzione di leggere la Bibbia ogni giorno, ma la Bibbia, de facto, la consideri perché hai le pubblicazioni che ti portano ad esaminare le Scritture che ti hanno proposto. Alcune mai, altre sempre. Io invece riprendo le Sacre Scritture, le guardo con altri occhiali e dico: “Ma come diavolo ho fatto a non vedere che era così!” Come, per esempio, “li riconoscerete dai loro frutti”. E’ straordinaria quella Scrittura. Se vai a vedere, non parla dei frutti della condotta, come viene interpretata dai Testimoni di Geova, ma dei frutti dei falsi profeti, che sono le false profezie.

 Crede ci sarà un giudizio finale?

Forse la domanda sarebbe se c’è qualcuno che giudica. [RIDE] Oggi come oggi, ho una credenza strettamente personale. Credo ci sia un’Entità che abbia creato ogni cosa, ma, al di là di questa constatazione scientifica, razionale, dal punto di vista morale, posso solo dire che deve essere migliore di me. Avendo detto questo, mi dico, non ho nessun elemento per provare che è migliore di me. Ho elementi che provano il contrario: la gente che soffre, che muore per senza niente … cioè elementi che io ho disponibili predicano contro un’Entità morale, cosa che il mio razionale rifiuta di accettare perché io ho una morale, e non posso credere che, essendo razionalmente stato creato da quell’Entità, l’Entità in questione non ha una morale che io ho. Anzi, reputo che deve averla più di me e dunque la mia conclusione è che ci deve essere qualcosa che impedisce a questa Entità, ma non so quale, di essere ciò che io mi aspetto sia. Dunque si, spero che ci sia un giudizio qualsiasi, ma non ho elementi per credere che ci sarà. Ma, poi, dopo la cosa più importante per me è che quello che io credo non ha alcuna rilevanza perché io non posso cambiare la realtà, né in bene, né in male. Dunque le mie credenze sono un fatto relativo e rimangono chiuse nella mia mente e sono una grande stupidaggine, no?

Leggevo in uno dei libri sui Testimoni questa frase: “Tu hai lasciato il movimento, ma il movimento ha lasciato te?” Quanto trova vera nella Sua vita tale affermazione? Il movimento resta come entità che vuole mettere fine alla tua vita e che cercherà in ogni maniera non di aiutarti spiritualmente, ma di distruggerti e della quale devi fare attenzione.

Restano anche dei modi di pensare, di vedere, di pratiche? Mmm… non lo so. Sarebbe presuntuoso dire se è del Testimone o di di Stefano, perché io sono io. Non saprei fare la distinzione, no? Non lo so. Difficile.

 Come vede il periodo della Sua vita da Testimone?

Lo vedo come una perdita di tempo, quello che ho usato per l’Organizzazione. E purtroppo il tempo che non ho usato per l’Organizzazione si riduce a qualche briciola. Dunque vedo con molta tristezza a ciò che è l’esperienza della mia vita. Mi ha insegnato però molte cose. Se guardo alle cose dal punto di vista dell’insegnamento, non posso attribuire alla Società nessuna regola morale che mi ha insegnato perché non credo che sia la Società, l’Organizzazione a definirle, quelle sono definite al di là di un’Organizzazione, sono nel cuore delle persone, sono degli insegnamenti della famiglia umana, della tua famiglia personale, dell’ambiente nel quale sei cresciuto. Ma non sono loro gli autori e i promotori della mia morale. Nego questa affermazione. Grazie alla Società ho imparato la dialettica, ho imparato a fare discorsi, tutte queste cose tecniche, si, molto. Però ho imparato molto di più nell’azienda dove lavoravo per cui … non è che abbia un valore particolare.

 Se pensa ai Testimoni, cosa prova?

Pena, pena. Provo pena perché veramente provo pena per me. Dico: “Povero Roberto che ha sopportato per tanti anni”. E dunque poveretti quelli che sopportano oggi.

 Domanda aperta: C’è qualcosa che vuole aggiungere, che ritiene importante per completare il quadro, per precisare la Sua esperienza?

Mah, forse solo poche parole … non è finito. Ho una strategia particolare che … non è finita la mia vita, capisci, dunque ho altri obiettivi, altre mete, altre attività che mi entusiasmano, mi danno vigore, mi danno voglia di viverla, per fare quello che voglio fare. Da una parte vivere la vita, dall’altra parte l’informazione per smascherare l’ipocrisia e l’inganno dell’Organizzazione. Questa è diventato lo scopo della mia vita, adesso, e non voglio morire senza aver lasciato una traccia di me che testimonia questo cambiamento, insomma.


I tuoi commenti

  • Il 4 gennaio 2012 alle 09:56, di Jac 0 In risposta a: Intervista a Roberto di Stefano

    Mi piacerebbe sapere di più sul "lato oltre-atlantico" dei TdG. Grazie.


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