Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso


A seguito della presentazione in Parlamento del DDL 2237 che regola i rapporti tra lo Stato Italiano e la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova in Italia, alcuni hanno espresso la loro perplessità indirizzandosi direttamente alla 1° Commissione permanente del Parlamento per gli affari costituzionali.

Qui di seguito una lettera inviata individualmente ai 25 membri della Commissione:


Ai membri della 1° Commissione permanente degli affari costituzionali

Oggetto: DDL 2237 - approvato dal Consiglio dei Ministri in data 13 maggio 2010

Sono un elettore italiano residente all’estero che segue regolarmente le vicende politiche e sociali della Repubblica. Vorrei poter esprimere le mie perplessità in merito al DDL in oggetto, che promuove l’intesa tra lo Stato Italiano e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, ai sensi dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione Italiana, che, secondo l’iter parlamentare, si trova tutt’ora al vaglio della 1° Commissione permanente degli affari costituzionali, alla quale indirizzo questa mia riflessione.

Mentre lo spirito del DDL è, in se, lodevole, ciò che causa perplessità è il paradosso tra questo stesso spirito e gli “ordinamenti interni” e lo Statuto della prevista beneficiaria, in materia di disciplina interna, proprio quella, in merito alla quale, grazie a quanto specificato all’articolo 2 del DDL, lo Stato Italiano lascerebbe intera libertà alla stessa, senza alcuna ingerenza da parte dello Stato.

Di fatto, mentre il DDL, così come sottoposto alla vostra analisi, concede più ampio respiro in materia di “libertà religiosa” all’Ente religioso in questione, gli “ordinamenti interni” in materia disciplinare violano le libertà individuali dei propri membri, libertà garantite dalla Costituzione.

Mentre, nella fase di “conversione” dell’individuo, esso possiede ancora tutte le libertà garantitegli dalla Costituzione Italiana, potendo mettere in questione gli insegnamenti e le normative interne dell’Ente, una volta “convertito”, dopo il suo battesimo per immersione, esso perde qualsiasi libertà di espressione che non sia in armonia con quanto dettato dalla beneficiaria, pena la sua espulsione.

Questa potrebbe anche essere una prassi accettabile per salvaguardare le caratteristiche proprie della beneficiaria se gli “ordinamenti interni” non prevedessero una serie di azioni atte a ostracizzare il dissidente, negandogli, de facto, una serie di libertà garantite dalla Costituzione.

Contrariamente a quanto preteso dalla relazione che accompagna il DDL, secondo la quale (pagina 2), l’ “Aspetto fondamentale del culto dei testimoni di Geova e` il battesimo, amministrato per immersione in acqua, come nel caso di Gesù e dei primi cristiani, agli adulti.”, il battesimo viene anche amministrato su larga scala ai minori, con o senza l’approvazione dei propri genitori o rappresentanti legali. Vedere, per esempio, la notizia riportata dal quotidiano “Il Mattino” del 17 luglio di quest’anno [1], a seguito del secondo giorno di assemblea di distretto tenuta dai testimoni di Geova nello stadio San Paolo di Napoli, che ricorda l’età del più giovane nuovo membro, Giuseppe, battezzato a soli 9 anni! Non solo anche da costoro, battezzati minorenni, ma perfino da bambini di anche soli sei anni [2], si richiede assoluta lealtà all’organizzazione, fino alla morte, pena l’espulsione e l’ostracismo che viola le libertà costituzionali!

Facendo un paragone con un altro Ente religioso che gode già di diritti simili a quelli mirati dal DDL in oggetto, ossia la Chiesa Cattolica, che pratica il battesimo dei neonati, il membro che, da adulto, dissentisse dagl’insegnamenti della propria Chiesa, usando, per esprimere il suo dissenso, tutte le libertà garantitegli dalla Costituzione, non incorrerebbe in alcun ostracismo da parte della Chiesa, comunque non un ostracismo come quello contemplato dagli “ordinamenti interni” della prevista beneficiaria del DDL, ordinamenti riguardo ai quali, lo Stato Italiano, si negherebbe qualsiasi diritto di giusta e necessaria ingerenza.

So cosa significa l’ostracismo previsto dagli “ordinamenti interni” dell’Ente in questione, avendolo subito di persona per anni da quando decisi di abbandonare il movimento in questione, malgrado la mia appartenenza al movimento risalga all’epoca del mio battesimo quando, come minorenne, mi fu amministrato il battesimo per immersione all’età di soli 12 anni! Infatti, i rapporti naturali ed affettivi di famiglia con mio fratello minore, tutt’ora testimone di Geova, sono stati completamente troncati da oltre 10 anni, eccetto per le necessarie pratiche funebri riguardanti nostro padre, l’anno scorso. Ho quattro nipoti da parte di questo mio fratello, due dei quali non ho mai visto e di cui non conosco nemmeno il nome, essendo nati dopo la mia espulsione!

In fatti, con quell’atto, il battesimo per immersione, sia gli “adulti”, come ammesso dalla relazione in merito al DDL in questione, che i “minori” e i bambini, sul quale fatto si fa paurosamente silenzio, diventano, perfino a loro insaputa, come lo fu per il mio caso personale, “soci aderenti” dell’Ente in questione, ai sensi dell’articolo 4 dello Statuto della stessa prevista beneficiaria, in merito al quale statuto, lo Stato Italiano, con la conversione in legge del DDL, si negherebbe ogni ingerenza secondo l’articolo 2 dello stesso. Da quel momento, ossia il battesimo per immersione, ogni libertà di espressione che non sia consona con gli insegnamenti e le norme interne dell’Ente è severamente vietata, pena l’espulsione seguita dall’ostracismo anticostituzionale.

L’ostracismo previsto per gli espulsi non è lasciato alla libertà o alla coscienza degli altri “soci aderenti”, ma è imposto loro, pena la loro propria espulsione!

Esso comporta la totale rottura di tutti i rapporti sociali con l’espulso essendo vietato non solo la semplice condivisione di un pasto, ma perfino il saluto. Mentre questo trattamento potrebbe sembrare forse solo un pò “troppo severo”, se ne comprende realmente la portata quando si ricorda che, coloro che, con il loro battesimo, diventano “soci aderenti” finiscono con il perdere qualsiasi precedente rapporto sociale con la propria famiglia, colleghi di lavoro, vicini di casa, compagni di scuola che non siano essi stessi testimoni di Geova. A parte i necessari contatti con il mondo che li circonda, seguire la scuola d’obbligo, procurarsi da vivere e i stretti rapporti con la propria famiglia per questioni improrogabili, il testimone finisce per vivere in un mondo completamente appartato, in quanto il mondo che lo circonda è considerato condannato da Dio e prossimo alla distruzione, con il quale non ha nulla a che fare se non considerarlo come un vivaio dove andare a pescare e convertire nuovi adepti.

Essere espulsi da questa “oasi” e ritrovarsi nel mondo considerato fino a poco prima ostile, è un esperienza traumatizzante, come ritrovarsi soli, senza nessun aiuto o sostegno da parte di qualcuno, in un inabitabile deserto. Come con un colpo di bacchetta magica, tutti coloro che facevano parte della tua unica vera vita, i tuoi compagni testimoni, sia gli estranei conosciuti all’interno del movimento e diventati … “fratelli”, che i membri della tua propria famiglia, non ti rivolgono più una parola! Il dramma è evidente quando, oltre all’esperienza traumatica della perdita affettiva dei propri cari come possono essere figli, nipoti, padre o madre, nonno o nonna, cugini o qualsiasi altro membro della propria famiglia o di coloro che si considerava fino a poco prima come … “fratelli”, i nostri migliori amici, si aggiunge un potenziale problema causato dalla rottura di rapporti professionali, secolari, e simili con il proprio datore di lavoro o dipendente, cliente o fornitore, locatario o proprietario che fosse esso stesso ancora un attivo testimone di Geova, problema economico grave per l’espulso o, perfino, per coloro che sono costretti ad ostracizzarlo.

Non per nulla, il Dottor Bergman, noto psicologo che ha anche curato un gran numero di testimoni di Geova, nel suo libro “I testimoni di Geova e la salute mentale” [3], denuncia questo movimento, il quale, con i propri “ordinamenti interni” e il controllo mentale, crea un numero di malati mentali largamente superiore alla media, i quali, sovente, vengono espulsi in quanto i responsabili interni, i cosiddetti “anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. ”, che non hanno nessuna preparazione nel campo sociale e psicologico, si liberano di loro, lasciandone l’onere agli enti sociali che devono poi occuparsi di raccogliere i relitti che escono dalle loro file che non di rado, finiscono perfino per togliersi la vita. Egli afferma inoltre, a pagina 74, che “alcolismo, suicidio e crimini in genere, sono tutti più frequenti fra un campione di Testimoni che fra la popolazione in generale”.

Ecco a cosa portano, già attualmente, gli “ordinamenti interni” della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova che, se venisse approvato il DDL in oggetto, sarebbe premiata con ulteriori privilegi e libertà che essa stessa nega ai propri membri.

L’ostracismo [4] qui descritto, non è riservato a coloro che dissentono dagli insegnamenti o le normative interne del movimento, ma anche a coloro che, volendo salvare la propria vita o quella dei loro figli, accettano un emotrasfusione, severamente vietata dal movimento, o, come lo è stato nel passato, un trapianto di un qualsiasi organo, trapianto sovente vitale per l’ammalato. Lo stesso dicasi delle regole assurde di divieto di assumere vaccini, come veniva insegnato una volta da questo movimento religioso.

Simili disposizioni di pressione e condanna sono riservati a coloro che usano del loro diritto di voto, di istruzione, volendo far beneficiare dell’educazione universitaria i loro figli, di farsi un carriera professionale rimunerativa, prerequisito essenziale ad un’adeguata previdenza sociale, promuovendo l’attività non retribuita né assicurata di proselitismo a tempo pieno o parziale a favore della beneficiaria, lasciando allo Stato l’onere di occuparsi socialmente degli stessi, quando la perennemente annunciata “fine del mondo”, continua da oltre 100 anni ad essere rimandata, o del semplice diritto e libertà di festeggiare il proprio anniversario o quello dei loro figli minorenni.

Purtroppo, proprio questo movimento religioso al quale il DDL vorrebbe elargire ulteriori libertà e privilegi nega ai propri membri le ultrasante libertà individuali garantite dalla Costituzione Italiana.

Lo Stato Italiano, dovrebbe essere Il Garante di tali libertà e non elargire a movimenti religiosi simili, ulteriore riconoscimenti, libertà e privilegi fiscali come quelli contemplati dal DDL sul quale, questa Commissione permanente degli affari costituzionali è ora chiamata a pronunciarsi.

Ringrazio dell’attenzione concessami e spero di aver potuto portare un pò di luce in merito ai retroscena degli “ordinamenti interni” della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova.

Roberto DI STEFANO Osservatore e Critico del Movimento religioso dei Testimoni di Geova

- 6 settembre 2010


Note

[1] vedi l’articolo qui > http://www.ilmattino.it/articolo.ph...

[2] vedi “La Torre di Guardia” del 1° marzo 1992, pagina 26 edita dalla Congregazione in questione

[3] vedi “I testimoni di Geova e la salute mentale” (1992) di Jerry R. Bergman Edizioni Dehoniane Roma “L’autore è il principale esperto americano in tema di psicologia dei Testimoni e ha testimoniato dinanzi a tribunali o è stato chiamato come consulente in qualità di esperto sui Testimoni di Geova.” (pagina 6)

[4] “Ordinamenti interni in merito all’ostracismo” - vedi la documentazione allegata tratta dalle pubblicazione della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova a questo riguardo

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