Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Petizione popolare contro l’intesa tra lo Stato italiano e i Testimoni di Geova inoltrata il 2 maggio 2000 alla Camera dei Deputati e il 23 maggio 2000 al Senato della Repubblica, con la richiesta di istituire una competente Commissione parlamentare per rivalutare, prima della stipula dell’intesa ex art. 8 Cost. con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, l’opportunità del mantenimento del riconoscimento giuridico, a suo tempo concesso nel 1986.


Oggetto Relazione illustrativa della petizione ex art. 50 Cost., recante la richiesta di istituire una competente Commissione parlamentare per rivalutare, prima della stipula dell’intesa ex art. 8 Cost. con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, l’opportunità del mantenimento del riconoscimento giuridico, a suo tempo concesso al predetto Ente con D.P.R. n. 783/86.

Petizione All’On. Presidente del Senato All’On. Presidente della Camera dei Deputati

E p.c. A S. E. Il Presidente della Repubblica All’On. Presidente del Consiglio dei Ministri Al Sig. Ministro dell’Interno


 PREMESSA

I sottoscritti, componenti del comitato promotore della petizione indicata in oggetto, nel consegnare alle SS.LL.Ill.me le prime firme finora raccolte in tutta Italia grazie a iniziative spontanee,

  • premettono che i sottoscrittori della petizione in oggetto non intendono minimamente mettere in discussione il diritto alla libertà di culto, che va garantita e assicurata a tutti;
  • rappresentano il disagio di tanti cittadini preoccupati per "le attività di nuove organizzazioni che operano al riparo della libertà di religione quando le loro pratiche ledono i diritti dell’uomo e del cittadino e pregiudicano la situazione sociale degli interessati" (cfr. Risoluzione del 22/5/1984 del Parlamento Europeo su un’azione comune degli Stati membri della Comunità europea di fronte a diverse infrazioni alla legge compiute da recenti organizzazioni che operano al riparo della libertà religiosa);
  • invocano l’accoglimento della richiesta contenuta nella petizione allegata come esercizio della potestà parlamentare di doverosa attenzione ai fenomeni aggregativi di natura "religiosa", insistenti nel tessuto sociale nazionale, nell’ottica di un’indagine che potrebbe colmare ciò che appare, prima facie, come una sostanziale disattenzione finora mostrata dalle Autorità preposte al controllo dell’attività interna degli enti esponenziali di aggregazioni "religiose" cui si è, forse frettolosamente, concesso il riconoscimento giuridico, anche in considerazione dell’autorevole "Risoluzione sulle sette in Europa" del 29/2/1996, con cui il Parlamento Europeo - tenuto conto che "talune sette, operanti attraverso una rete transfrontaliera all’interno dell’Unione europea, praticano attività di carattere illecito e criminale e commettono violazioni dei diritti dell’uomo" - invitava "i governi degli Stati membri a non rendere automatica la concessione dello statuto religioso e a considerare, nel caso di sette implicate in attività clandestine o criminali, l’opportunità di togliere loro lo statuto di comunità religiose che conferisce vantaggi fiscali e una certa protezione giuridica";
  • evidenziano che il radicamento della predetta disattenzione rischia di indurre in tantissimi cittadini - toccati negli affetti più profondi - il convincimento che il nostro sistema democratico si dichiari impotente di fronte ad abusi commessi da aggregazioni pseudoreligiose di vario genere e si rinchiuda nel grigio orizzonte di una passiva neutralità foriera di guasti anche per l’ordinamento democratico in cui viviamo.

Sulla base di tale premessa e in considerazione dei passi finora compiuti dal Governo sulla via dell’intesa ex art. 8 Cost. con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, i sottoscrittori dell’acclusa petizione chiedono che l’auspicata Commissione parlamentare inizi la propria inchiesta con particolare riferimento alla predetta Congregazione, anche tenendo conto della necessità di dare risposte chiare a pressanti interrogativi del tipo: quando una minoranza "religiosa" presenta la domanda, lo statuto e quant’altro necessario al riconoscimento giuridico, la Pubblica Amministrazione deve preventivamente accertare che si tratti veramente di una religione? e chi fissa i criteri per tale tipo di accertamento? più in generale, è compito dello Stato svolgere questo tipo di accertamenti? o è sufficiente il soggettivo principio di autoreferenzialità del gruppo? In realtà, non spetta allo Stato garantire a tutti i cittadini la piena libertà di vivere (individualmente o collettivamente) anche la propria vicenda spirituale, al riparo da indebite pressioni o turbative?


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