Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Petizione popolare contro l’intesa tra lo Stato italiano e i Testimoni di Geova inoltrata il 2 maggio 2000 alla Camera dei Deputati e il 23 maggio 2000 al Senato della Repubblica, con la richiesta di istituire una competente Commissione parlamentare per rivalutare, prima della stipula dell’intesa ex art. 8 Cost. con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, l’opportunità del mantenimento del riconoscimento giuridico, a suo tempo concesso nel 1986.


 Tutela della famiglia

Premesso che l’esercizio della libertà religiosa ha ricadute anche sul tessuto familiare, consideriamo ora come, anche in questo campo, la Congregazione in argomento commette abusi sui quali s’impone l’attenzione del Parlamento al fine di ristabilire le condizioni per un sereno esercizio di tale libertà da parte degli affiliati. Stando ad esplicite ammissioni contenute in atti ufficiali della citata Congregazione (per esempio la circolare SSC datata 7/2/1977), la concezione del vincolo matrimoniale propugnata dalla medesima è "praticamente in contrasto con gli articoli del Codice civile italiano"; infatti, nella "formula per la celebrazione del matrimonio" - allegata alla circolare appena menzionata - a dispetto del diritto di famiglia, che pone sullo stesso piano i coniugi, si evidenzia la supremazia del ruolo maritale nel rapporto di coppia geovista: si aggiunge un "comunque", dopo la lettura degli artt. del c.c. di prassi, che relativizza l’importanza della legge e la subordina all’interpretazione biblica citata; inoltre, dal confronto delle domande rivolte ai nubendi dal ministro di culto, si evince che l’interrogativo posto alla donna comprende sempre l’espressione "rispettarlo profondamente", che invece non compare nel quesito rivolto all’uomo. Il che attesta un’impostazione illecita del rapporto di coppia, basato - secondo la Congregazione in argomento - sulla supremazia dell’uomo, in contrasto con i cardini del diritto di famiglia adottato da ogni moderna società civile. In effetti, in contrasto con il c.c. che statuisce la parità dei genitori all’interno del nucleo familiare, la prassi comportamentale - inculcata sistematicamente dalla Congregazione - prevede la supremazia del ruolo maritale confermando che "l’obbligo di provvedere fisicamente come pure spiritualmente ai figli ricade principalmente sui genitori, in particolare sul padre" . Data l’attuazione sistematica della predetta direttiva congregazionale, che pregiudica il riconoscimento dei pieni diritti civili della moglie, e considerato che tale prassi era già in vigore prima della concessione del riconoscimento di personalità giuridica, perché non è stata revocata l’autorizzazione a celebrare matrimoni, concessa a suo tempo ai ministri di culto della più volte citata Congregazione?


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