Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Petizione popolare contro l’intesa tra lo Stato italiano e i Testimoni di Geova inoltrata il 2 maggio 2000 alla Camera dei Deputati e il 23 maggio 2000 al Senato della Repubblica, con la richiesta di istituire una competente Commissione parlamentare per rivalutare, prima della stipula dell’intesa ex art. 8 Cost. con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, l’opportunità del mantenimento del riconoscimento giuridico, a suo tempo concesso nel 1986.


 Diritto di voto

Pur rappresentando un gruppo religioso relativamente piccolo, la Congregazione in argomento cerca di esercitare un’influenza che è inversamente proporzionale alla consistenza numerica degli affiliati. Che i Testimoni di Geova siano un gruppo estremamente combattivo e che considerino loro funzione peculiare la lettura "autentica" delle legislazioni delle Nazioni che li ospitano, poi, è un altro dei loro tratti caratteristici. Molti dei loro sforzi sono infatti rivolti, e questo da lungo tempo, alla continua contestazione delle leggi e dei regolamenti vigenti.

Nel merito, va preliminarmente osservato che ai Testimoni di Geova, i quali per loro stessa ammissione si definiscono cristiani che "non fanno più parte dell’organizzazione di questo mondo che è l’organizzazione del Diavolo" , viene inculcato il concetto di estraneità alla Nazione. Infatti, così la letteratura diffusa dalla Congregazione definisce chi esercita il suo culto: "come straniero non ha nessun diritto di votare e di prendere parte alle questioni politiche del paese dove risiede quale forestiero o straniero" . L’ideologia di tale Movimento giunge al punto di affermare che: "colui che opta per un governo umano opta nel medesimo tempo per un governo satanico" ; e recentemente ha precisato: "i testimoni di Geova si sentono in obbligo di non interferire nella politica del paese in cui risiedono" . E’ evidente che queste affermazioni tendono oggettivamente ad intaccare l’unità dello Stato, facendo sì che dei cittadini italiani si sentano e si comportino da stranieri nella loro Patria, infatti, i Testimoni di Geova italiani si considerano "ambasciatori di una nazione straniera" (il loro "regno di Dio"), ma nella pratica questo "regno" coincide con la "teocrazia" di Brooklyn (sede mondiale del Movimento) con le sue ferree leggi, spesso conflittuali con quelle delle nazioni in cui operano i suoi "ambasciatori". In tale situazione si giunge al paradosso che lo Stato italiano dovrebbe riconoscere la qualifica di "ambasciatore" ad un "cittadino di stato straniero", stato con il quale l’Italia ... non ha relazioni diplomatiche!

In relazione ai condizionamenti che tali principi implicano sull’effettivo esercizio di voto degli affiliati, la predetta Congregazione ha sempre respinto tutte le accuse di attività anticostituzionale, indicando che l’astensione dal voto (sia in occasione di elezioni politiche che amministrative, ma anche nel caso di referendum ed elezioni scolastiche) sarebbe frutto di scelte personali dei singoli associati. La falsità di tali asserzioni si evince chiaramente dalla stessa letteratura ufficiale del Movimento . Infatti, il quindicinale La Torre di Guardia (organo ufficiale della Congregazione in argomento) del 1964, p. 660, attestava: "Per i cristiani maturi (cioè i Testimoni di Geova), la questione di quale atteggiamento assumere riguardo alle elezioni politiche non presenta nessun problema. Nei paesi totalitari spesse volte le persone sono obbligate dalla legge a recarsi alle urne e talvolta sono anche prelevate a casa e condotte alle urne. Anche in certe democrazie la legge rende obbligatorio per i cittadini l’andare alle urne. I testimoni di Geova non prendono parte alla politica in nessun paese. ... Perciò non prendono parte alle votazioni durante le elezioni. Essi non compromettono la loro neutralità in questioni di politica, comunque, se vanno alle urne (perché costretti) e annullano in qualche modo la scheda, cancellandola o scrivendo ad esempio su di essa le parole ‘Sono per il regno di Dio’. In questo modo egli dice a favore di che cosa è. Facendo questo la loro scheda sarà annullata; non conterà nell’elezione di un uomo. Hanno osservato la legge e sono andati alle urne (se la legge lo impone) e probabilmente hanno evitato la punizione". (Parentesi aggiunte).

Si tratta di istruzioni chiare ed inequivoche; ma non sono le sole, è disponibile pure un esplicito riscontro più recente. Biasimando coloro che abiurano la fede del Movimento, La Torre di Guardia del 1°/12/1989, pp. 13-14, evidenziava: gli apostati "sono felici di non dover più essere diversi per quanto riguarda la neutralità cristiana ... Ora possono persino votare per uno dei partiti politici". Se, ora, un ex Testimone di Geova è libero di votare, allora significa che, da Testimone, costui non godeva della stessa libertà .

In base a quanto premesso si chiede al Parlamento di verificare compiutamente: * se l’attività della Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, Ente morale ex d.P.R. n° 783/86, possa essere inquadrata nell’ambito delle associazioni con caratteri antinazionali; * se la notoria constatazione secondo cui i Testimoni di Geova sistematicamente non esercitano il diritto-dovere di voto conferma "la concretezza ... a provocare un effettivo e concreto pericolo di adesione alle idee ... contrarie alle norme dell’ordinamento".


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