Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Petizione popolare contro l’intesa tra lo Stato italiano e i Testimoni di Geova inoltrata il 2 maggio 2000 alla Camera dei Deputati e il 23 maggio 2000 al Senato della Repubblica, con la richiesta di istituire una competente Commissione parlamentare per rivalutare, prima della stipula dell’intesa ex art. 8 Cost. con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, l’opportunità del mantenimento del riconoscimento giuridico, a suo tempo concesso nel 1986.


 Diritto all’integrità fisica

Il dettato dell’art. 32 Cost., nato dall’esigenza di evitare illecite interferenze da parte dei pubblici poteri, nella sfera del singolo, è stato talvolta interpretato come una sorta di "magna charta" degli autolesionisti e dei suicidi. Si rileva che il rispetto della persona umana costituisce un limite all’esercizio di qualsiasi diritto o potere e, quindi, l’insuperabile parametro di legittimità dell’esercizio, non solo del potere statuale, ma anche dell’autodeterminazione del singolo.

Spetta certamente al legislatore il potere di valutare i principi delle varie confessioni religiose ai fini del loro riconoscimento. Comunque è pacifico che il cittadino non gode di una sorta di libertà illimitata e incontrollabile nel perseguire l’osservanza del proprio credo religioso o politico, che è costituzionalmente garantito solo nell’ipotesi in cui non interferisca, all’esterno, con diritti aventi pari dignità costituzionale e non si risolva, all’interno, in uno svilimento della stessa ‘persona umana’ che lo propugna. Appare immeritevole di tutela anche il credo religioso che, pur non imponendo istituzionalmente ai propri adepti il suicidio come mezzo diretto di ascesi, tuttavia lo prevede come conseguenza indiretta e ineluttabile di pratiche o divieti manifestamente ingiustificati, bizzarri e futili. Del resto, il divieto geovista delle emoterapie assai poco giustificabile sotto l’aspetto della serietà se si considera che, mentre da un lato non si consente l’uso del sangue per finalità terapeutiche dall’altro si ammette l’uso alimentare della carne con la disinvolta giustificazione che essa, dopo la macellazione, ha perduto gran parte del sangue che conteneva. Appare sufficientemente chiaro, a questo punto, quale possa essere il gradiente di credibilità di chi vieta la trasfusione sanguigna fino all’estremo sacrificio e consente il trionfale ingresso della "fettina" nel desco dei propri adepti e in che misura soprattutto, in tal modo, si attui il rispetto per la persona umana.

Sul problema dell’emoterapia, si richiama la circolare geovista dell’1/12/1981 dove si affrontano gli aspetti sanitari e quelli legali della questione. L’aspetto più agghiacciante, però, viene affrontato alla fine di detta circolare, nel foglio di consigli di contenuto riservato, in cui si arriva addirittura a consigliare ai responsabili delle comunità locali geoviste di proporre alcuni "suggerimenti" ai genitori Testimoni di bambini talassemici o leucemici per precostituirsi delle vere e proprie prove in caso d’imputazione ex art. 591 c.p., ovvero nel caso in cui "il figlio morrà per mancata trasfusione".

Va ribadito che, pur rispettando la scelta religiosa di ogni credente, non si può assimilare l’obiezione all’emoterapia ad una qualsiasi obiezione di coscienza. Innanzitutto, perché non di scelta si tratta, bensì di obbligo normativo: il Testimone di Geova che dovesse abbisognare di tale presidio terapeutico, si trova di fronte al dettato di La Torre di Guardia del 15/7/1961, pp. 446-448, che così stabilisce: "se (il Testimone di Geova) continua ad accettare trasfusioni di sangue o a donare sangue ... Quale ribelle oppositore e infedele esempio per i conservi della congregazione cristiana, egli deve essere stroncato da essa mediante la disassociazione" (parentesi aggiunte). Quindi, non c’è libertà di scelta quando una delle due alternative è la punizione, sia essa fisica oppure no.

Purtroppo, a questi responsabili locali, definiti "anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. ", non viene chiesto di limitarsi a controllare la scrupolosa attuazione delle direttive della Congregazione, ma - come evidenziava una circolare geovista del 3/1/1996 - "se in qualche situazione critica il comitato sanitario vi chiede di rimanere con il paziente all’ospedale perché i medici minacciano di fargli una trasfusione, fate del vostro meglio per cooperare. Potreste dover organizzare le cose in modo che altri anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. e fratelli maturi vi assistano affinché ci sia sempre qualcuno presente fino a che il paziente migliori e la minaccia di una trasfusione sia eliminata".

I Testimoni di Geova invocano l’art. 32 Cost. a tutela del proprio rifiuto dell’emoterapia; tuttavia La Torre di Guardia del 15/6/1991, pag. 31, istigando i Testimoni a violare ordinanze della Magistratura, afferma: "se sembrasse probabile che un tribunale autorizzi una trasfusione, un cristiano potrebbe scegliere di non rendersi reperibile per tale violazione della legge di Dio". E, purtroppo, questo "consiglio" è stato ripetutamente applicato da diversi Testimoni di Geova

In definitiva la Congregazione geovista impone l’esercizio dell’obiezione di coscienza ai suoi affiliati che, se non fosse per la paura dell’espulsione, risolverebbero il conflitto interiore tra la norma giuridica ed il precetto confessionale diversamente da come richiede il Movimento. Infatti è spesso accaduto che, venuto meno il veto dei vertici dottrinali geovisti, i singoli Testimoni si sono di buon grado sottoposti a pratiche prima vietate (come nel caso dei trapianti d’organo, delle vaccinazioni e, di recente, per il servizio civile sostitutivo di quello di leva). Questo dimostra che per i Testimoni di Geova l’obiezione di coscienza non è libera determinazione dell’individuo, ma atto obbligato e indispensabile per conservare l’appartenenza al gruppo; da mezzo di valorizzazione della personalità umana si trasforma in strumento di difesa integralistica dell’identità del gruppo geovista, che viene a sovrapporsi anche alle leggi dello Stato.

Si auspica che il Parlamento vorrà verificare, in particolare, se l’esercizio del culto geovista violi norme penali dettate in materia di ordine pubblico e di tutela dei diritti della persona. Infatti, si ritiene che, a prescindere dallo statuto, (che, come detto, rappresenta solo l’aspetto propagandistico della Congregazione), alcune l’attività, poste in essere dai Testimoni di Geova, si ispirino a quelle azioni che poi lo Stato è costretto a perseguire come contrarie al suo ordinamento giuridico.


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