Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Testo dell’Intesa tra lo Stato Italiano e la CCTdG (Congregazione cristiana dei testimoni di Geova sulla base della quale è stato redatto il DDL S.2237


Segue la Relazione, la Relazione tecnica e la Relazione tecnico-normativa dell’Intesa:


 Relazione

Onorevoli Senatori. – Il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, onorevole Romano Prodi, ed il vice presidente della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, dottor Denni Angeli, hanno firmato il 4 aprile 2007 l’intesa per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la citata confessione religiosa, ai sensi dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione. Il testo dell’intesa è stato elaborato dalla Commissione interministeriale per le intese con le confessioni religiose, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Presieduta dal professor Francesco Pizzetti e composta da rappresentanti dei Ministeri dell’interno, dell’economia e delle finanze, della difesa, della giustizia, della pubblica istruzione, dell’università e della ricerca, per i beni e le attività culturali, della salute, la Commissione è stata integrata, per l’occasione, dai rappresentanti della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova.

Le trattative per l’intesa sono iniziate nel 1997 ed il testo è stato firmato nel 2000 dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal presidente della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova. Presentato in Parlamento, il disegno di legge d’approvazione dell’intesa è decaduto a causa della fine della XIII legislatura. Nel corso della XIV legislatura il disegno di legge non è stato ripresentato.

Su impulso del Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Prodi, il testo è stato aggiornato alla luce della normativa approvata successivamente al 2000, ed è stato siglato il 21 febbraio 2007 dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal vice presidente della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, prima del suo esame da parte del Consiglio dei ministri in data 7 marzo 2007 e della firma da parte del Presidente del Consiglio dei ministri.

Il testo dell’intesa è stato elaborato, per quanto possibile, secondo il modello delle intese già concluse, che si è rivelato adattabile alle esigenze della confessione religiosa di cui si tratta. La Commissione ha comunque esaminato il contenuto dell’intesa sotto ogni profilo, con particolare riguardo alla sua compatibilità con l’ordinamento giuridico italiano e con i princìpi della Costituzione. È stato anche acquisito in merito il parere della Commissione consultiva per la libertà religiosa, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e presieduta dal professor Francesco Margiotta Broglio.

Con l’approvazione di questa intesa si compie un ulteriore passo avanti nell’attuazione dell’articolo 8 della Costituzione, allargando l’ambito ed il numero delle confessioni religiose con le quali lo Stato italiano ha un rapporto pienamente conforme al dettato costituzionale: le Chiese rappresentate dalla Tavola valdese, le Assemblee di Dio in Italia, la Chiesa cristiana avventista del 7º giorno, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, la Chiesa Evangelica luterana in Italia.

 Relazione tecnica

Deducibilità delle erogazioni liberali in favore della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova

La norma in esame estende la deducibilità dal reddito delle persone fisiche alle erogazioni liberali in denaro effettuate in favore della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova.

La legislazione vigente (articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917) prevede la deducibilità delle erogazioni liberali in favore di altre istituzioni religiose, tra le quali figura l’Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana. L’importo massimo deducibile è pari a 1.032,91 euro.

In base ai dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2008 (rigo RP26), risulta che circa 122.000 soggetti hanno effettuato erogazioni liberali in favore di istituzioni religiose per circa 32,2 milioni di euro, con un valore medio pro capite di circa 263 euro.

Considerando che i fedeli dell’istituzione religiosa in oggetto rappresentano circa lo 0,7 per cento della popolazione italiana ed ipotizzando, in via prudenziale, una maggiore propensione all’effettuazione delle erogazioni liberali in esame, si stima un ammontare di erogazioni pari al 3 per cento del totale sopra indicato, quindi a circa 1 milione di euro.

Considerando un’aliquota marginale media pari al 35 per cento, si stima, nelle ipotesi considerate nella norma in esame, una perdita di gettito IRPEF totale di competenza annua pari a circa – 0,35 milioni di euro.

L’andamento del gettito di cassa, ipotizzando che la normativa entri in vigore nel 2010, sarà il seguente (in milioni di euro)

IRPEF 2010 0 2011 -0,61 2012 -0,35

 Analisi tecnico-normativa

  • 1. Aspetti tecnico-normativi in senso stretto:
    • a) Necessità dell’intervento normativo.

Con il presente disegno di legge il Governo si propone di compiere un ulteriore passo nell’attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione, il quale prevede che i rapporti delle confessioni religiose con lo Stato siano regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. L’intesa con la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova è stata firmata il 4 aprile 2007 dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal vice presidente della stessa Congregazione. La Commissione interministeriale per le intese con le confessioni religiose, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, nel corso delle trattative con la rappresentanza della Congregazione, ha esaminato il contenuto dell’intesa sotto ogni profilo, con particolare riguardo alla sua compatibilità con l’ordinamento giuridico italiano e con i principi della Costituzione. Il testo dell’intesa è stato comunque elaborato, per quanto possibile, secondo il modello delle intese già approvate con legge.

    • b) Analisi del quadro normativo.

Le leggi che hanno approvato intese con confessioni religiose ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione sono le seguenti:

      • legge 11 agosto 1984, n. 449, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le chiese rappresentate dalla Tavola valdese», legge 5 ottobre 1993, n. 409, recante: «Integrazione dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione» e legge 8 giugno 2009, n. 68, recante: «Modifica alla legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione»;
      • legge 22 novembre 1988, n. 516, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º giorno», come modificata dalla legge 20 dicembre 1996, n. 637, recante: «Modifica dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º giorno, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione» e dalla legge 8 giugno 2009, n. 67, recante: «Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 516, recante approvazione dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione»;
      • legge 22 novembre 1988, n. 517, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Assemblee di Dio in Italia»;
      • legge 8 marzo 1989, n. 101, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane», come modificata dalla legge 20 dicembre 1996, n. 638, recante: «Modifica dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, in attuazione dell’articolo 8, comma terzo, della Costituzione»;
      • legge 12 aprile 1995, n. 116, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI)»;
      • legge 29 novembre 1995, n. 520, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI)».

Il disegno di legge è volto a dare attuazione all’articolo 8, terzo comma, della Costituzione, il quale prevede che i rapporti delle confessioni religiose con lo Stato siano regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Il presente disegno di legge non prevede modificazioni o abrogazioni di norme vigenti, ma dispone, con una norma analoga a quelle contenute nelle leggi di approvazioni delle precedenti intese, che con l’entrata in vigore della legge cesseranno di avere efficacia ed applicabilità nei riguardi della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova e dei suoi aderenti la legge 24 giugno 1929, n. 1159, recante disposizioni sull’esercizio dei culti ammessi nello Stato e sul matrimonio celebrato davanti ai ministri di culti medesimi, e le relative norme di attuazione, di cui al regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289.

    • c) Incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti.

Con l’entrata in vigore della legge, cesseranno di avere efficacia ed applicabilità nei riguardi della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova e dei suoi aderenti la legge 24 giugno 1929, n. 1159, recante disposizioni sull’esercizio dei culti ammessi nello Stato, e le relative norme di attuazione, di cui al regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289. La cessazione di efficacia è espressamente prevista all’articolo 21.

    • d) Analisi della compatibilità dell’intervento con l’ordinamento comunitario.

Il disegno di legge si iscrive a pieno titolo nel solco dei princìpi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, oltre che di lotta alle discriminazioni per motivi di religione o di convinzioni personali, che sono il fondamento dell’Unione europea e come tali sono richiamati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, approvata dal Consiglio europeo di Nizza nel dicembre 2000 e sanciti nel relativo Trattato istitutivo.

    • e) Verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali.

L’impianto del presente disegno di legge non deroga dai principi costituzionali di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera c), «Rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose», che conferisce la materia alla competenza legislativa esclusiva dello Stato.

    • f) Verifica dell’assenza di rilegificazioni e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione.

Non sono presenti profili di applicabilità delle possibilità di delegificazione.

  • 2. Elementi di drafting e linguaggio normativo
    • a) Individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso.

Non vengono introdotte nuove definizioni normative.

    • b) Verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi.

Si è verificata la correttezza dei riferimenti normativi presenti nel testo.

    • c) Ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni a disposizioni vigenti.

Nel testo non è presente alcuna novella.

    • d) Individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell’atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo.

Il disegno di legge non prevede abrogazioni.

  • 3. Ulteriori elementi
    • a) Indicazione delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi di costituzionalità sul medesimo o analogo oggetto.

Il disegno di legge, tanto nel suo complesso quanto nei suoi aspetti particolari, risponde agli indirizzi provenienti dalla giurisprudenza, anche costituzionale, in tema non solo di libertà individuali di religione e di coscienza, ma anche di riconoscimento dei diritti delle confessioni religiose. Per quanto riguarda la giurisprudenza costituzionale relativa ai princìpi di laicità dello Stato e di pluralismo religioso, oltre che di libertà religiosa e di coscienza nonché di parità delle confessioni religiose, si vedano le sentenze nn. 59 del 24 novembre 1958, 203 del 12 aprile 1989, 195 del 27 aprile 1993, 329 del 4 novembre 1997, 508 del 20 novembre 2000 e n. 309 del 24 novembre 2003.

    • b) verifica dell’esistenza di progetti di legge vertenti su materia analoga all’esame del Parlamento e relativo stato dell’iter.

In Parlamento non sono stati presentati analoghi progetti di legge.

Analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR)

Sezione 1 – Il contesto e gli obiettivi

  • A) Sintetica descrizione del quadro normativo vigente.

Il disegno di legge è volto a dare attuazione, per quanto riguarda la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia, all’articolo 8, terzo comma, della Costituzione, il quale prevede che i rapporti delle confessioni religiose con lo Stato siano regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Allo stato, le leggi che hanno approvato intese con confessioni religiose ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione sono le seguenti:

    • – legge 11 agosto 1984, n. 449, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le chiese rappresentate dalla Tavola valdese», legge 5 ottobre 1993, n. 409, recante: «Integrazione dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione» e legge 8 giugno 2009, n. 68, recante: «Modifica alla legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione»;
    • – legge 22 novembre 1988, n. 516, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º giorno», come modificata dalla legge 20 dicembre 1996, n. 637, recante: «Modifica dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º giorno, in attuazione dell’articolo 8, comma terzo, della Costituzione» e dalla legge 8 giugno 2009, n. 67, recante: «Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 516, recante approvazione dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7º giorno in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione»;
    • – legge 22 novembre 1988, n. 517, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le Assemblee di Dio in Italia»;
    • – legge 8 marzo 1989, n. 101, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane», come modificata dalla legge 20 dicembre 1996, n. 638, recante: «Modifica dell’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, in attuazione dell’articolo 8, comma terzo, della Costituzione»;
    • – legge 12 aprile 1995, n. 116, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI)»;
    • – legge 29 novembre 1995, n. 520, recante: «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI)».

Per le confessioni religiose che sono prive di intesa approvata con legge (e quindi sinora anche la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia) si applica la legge 24 giugno 1929, n. 1159, recante disposizioni sull’esercizio dei culti ammessi nello Stato e sul matrimonio celebrato davanti ai ministri dei culti medesimi, e le relative norme di attuazione, di cui al regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289.

  • B) Illustrazione delle carenze e delle criticità constatate nella vigente situazione normativa, corredata dalla citazione delle relative fonti di informazione.

L’iniziativa legislativa in questione non deriva da situazioni di carenza o di criticità, quanto dalla necessità di garantire alla Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia ed ai suoi fedeli il pieno esercizio dei diritti legati alla libertà religiosa, nel quadro delle garanzie costituzionali, in attuazione dell’articolo 8 della Costituzione.

  • C) Rappresentazione del problema da risolvere e delle esigenze sociali ed economiche considerate, anche con riferimento al contesto internazionale ed europeo.

Come evidenziato sopra al punto B), il disegno di legge, approvando l’intesa conclusa tra lo Stato italiano e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia, risponde alle esigenze sociali legate alla trasparenza dell’esercizio del culto religioso e dei diritti legati all’aderenza alla Congregazione stessa (festività, assistenza spirituale, insegnamento delle religione nelle scuole, accesso all’otto per mille dell’IRPEF).

Pertanto, il disegno di legge si iscrive a pieno titolo nel solco dei princìpi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, oltre che di lotta alle discriminazioni per motivi di religione o di convinzioni personali, che sono il fondamento dell’Unione europea.

  • D) Descrizione degli obiettivi (di breve, medio o lungo periodo) da realizzare mediante l’intervento normativo e gli indicatori che consentiranno successivamente di verificarne il grado di raggiungimento.

Obiettivi del disegno di legge sono l’estensione anche alla Congregazione cristiana dei testimoni di Geova in Italia delle garanzie previste dall’articolo 8 della Costituzione.

I risultati attesi si collocano sul piano del raggiungimento di un maggiore grado di democrazia nel Paese, attraverso l’affermazione e la tutela delle libertà afferenti la sfera religiosa e di coscienza, in un quadro di certezza delle situazioni giuridiche soggettive, tanto individuali quanto associative.

  • E) Indicazione delle categorie dei soggetti, pubblici e privati, destinatari dei principali effetti dell’intervento legislativo.

Il disegno di legge si inserisce nell’ordinamento giuridico regolando i rapporti tra lo Stato e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, pertanto destinatari sono gli aderenti alla Congregazione. Il disegno di legge contiene disposizioni di carattere generale in materia di libertà religiosa che discendono dai principi costituzionali sulle libertà e specifiche disposizioni volte ad assicurare l’esercizio di tali libertà agli aderenti alla confessione religiosa, come nelle intese già approvate con legge (diritto al libero esercizio del proprio ministero per i ministri di culto della confessione religiosa, diritto all’assistenza spirituale da parte di propri ministri di culto negli ospedali e negli istituti di pena, diritto di non avvalersi di insegnamenti religiosi, riconoscimento degli effetti civili ai matrimoni religiosi). Viene infine esteso, con gli articoli 17 e 18, alla Congregazione il sistema dei rapporti finanziari tra lo Stato e le confessioni religiose previsto dalla legge 20 maggio 1985, n. 222, recante: «Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi», e già applicato alle confessioni religiose sulla base delle leggi di approvazione delle relative intese.

Sezione 2 – Procedure di consultazione

L’analisi dell’impatto è il risultato di un lavoro che risale nel tempo, svolto su più versanti dalle strutture preposte al supporto per l’iter di conclusione dell’intesa: il competente ufficio della Presidenza del Consiglio dei ministri; la Commissione interministeriale per le intese con le confessioni religiose, istituita nel 1997 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, presieduta dal professor Francesco Pizzetti e composta da dirigenti dei Ministeri dell’interno, dell’economia e delle finanze, della difesa, della giustizia, della pubblica istruzione, dell’università e della ricerca, per i beni e le attività culturali, della salute; la Commissione consultiva per la libertà religiosa, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri fin dal 1997, presieduta dal professor Francesco Margiotta Broglio e composta da eminenti giuristi, con funzioni di studio, informazione e proposta per tutte le questioni attinenti all’attuazione dei principi della costituzione e delle leggi in materia di coscienza, di religione o credenza. Entrambe le Commissioni, infatti, sono state costituite al fine di predisporre gli strumenti atti al raggiungimento della concreta attuazione dei diritti e delle facoltà legati all’esercizio della libertà di religione.

La Commissione interministeriale per le intese con le confessioni religiose, nel corso delle trattative con la rappresentanza della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, ha esaminato il contenuto dell’intesa sotto ogni profilo, con particolare riguardo alla sua compatibilità con l’ordinamento giuridico italiano e con i principi della Costituzione. Il testo dell’intesa è stato comunque elaborato, per quanto possibile, dai rappresentanti della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova secondo il modello delle intese già approvate con legge. Inoltre, un apporto determinante per quanto riguarda la valutazione d’impatto sulle pubbliche amministrazioni è derivato dai rappresentanti delle amministrazioni interessate, in qualità di membri della Commissione per le intese. Pertanto il patrimonio di studi e di esperienza acquisito nel tempo, accompagnato dalla graduale armonizzazione con i mutamenti del quadro normativo, permette di disporre, oggi, di un testo sul quale la valutazione dell’impatto della regolamentazione non presenta punti di oscurità.

Sezione 3 – La valutazione dell’opzione di non intervento («Opzione zero»).

Nel caso di intese bilaterali, firmate dallo Stato italiano e da una confessione religiosa, non è ipotizzabile la «opzione zero», giacché l’articolo 8 della Costituzione prevede la loro approvazione con legge ordinaria.

Sezione 4 – Valutazione delle opzioni alternative.

Nel corso della trattativa con la delegazione della Confessione religiosa non sono emerse opzioni diverse.

Sezione 5 – Giustificazione dell’opzione regolatoria proposta

  • A) Metodo di analisi applicato per la misurazione degli effetti.

La materia non richiede l’adozione preventiva di misuratori degli effetti, in considerazione del fatto che si versa in ambito attuativo di garanzie costituzionali e stante la peculiarità dell’intervento.

  • B) Svantaggi e vantaggi dell’opzione prescelta.

L’opzione, nel suo carattere costituzionalmente necessitato, non presenta svantaggi, poiché è indirizzata ad assicurare le garanzie ed i diritti sopra menzionati.

  • C) Indicazione degli obblighi informativi a carico dei destinatari diretti ed indiretti.

Non sono previsti obblighi informativi a carico dei destinatari diretti e indiretti del presente intervento, comunque rappresentati dalla Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, che ha firmato l’intesa.

  • D) Eventuale comparazione con altre opzioni esaminate.

Non è prevista comparazione poiché sono inibite opzioni diverse.

  • E) Condizioni e fattori incidenti sui prevedibili effetti dell’intervento regolatorio.

L’unico fattore teoricamente incidente sugli effetti dell’intervento regolatorio potrebbe essere quello numerico (numero di fedeli aderenti alla confessione religiosa); nella realtà dei fatti, il disegno di legge che approva l’intesa è in grado di esplicare i propri effetti nella stessa maniera sia su un numero molto piccolo che su un numero molto grande di aderenti alla confessione religiosa.

Sezione 6 – Incidenza sul corretto funzionamento concorrenziale del mercato e sulla competitività

Il disegno di legge non presenta alcuna incidenza diretta sul mercato e sulla concorrenzialità.

Sezione 7 – Modalità attuative dell’intervento regolatorio

  • A) Soggetti responsabili dell’attuazione dell’intervento regolatorio proposto.

Poiché l’intesa coinvolge due soggetti, lo Stato italiano e la confessione religiosa, spetta ad entrambe far fronte alla attuazione di singoli aspetti dell’intesa stessa. Una disposizione particolare dell’intesa prevede che la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova sia consultata dalle competenti amministrazioni nella fase attuativa della legge, nonché in occasione di future iniziative legislative concernenti i rapporti tra lo Stato e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova.

Per quanto riguarda gli aspetti di competenza dello Stato, gran parte delle disposizioni coinvolgenti le pubbliche amministrazioni sono già vigenti perché contenute in altre leggi emanate su base di intese analoghe; pertanto non si dovrebbero verificare problematiche in ordine alla loro operatività.

  • B) Eventuali azioni per la pubblicità e per l’informazione dell’intervento.

A livello informativo, si interviene con comunicati stampa, emessi sia in occasione della firma dell’intesa che in occasione del varo del relativo disegno di legge da parte del Consiglio dei ministri; altrettanto si prevede possa essere fatto in occasione del varo definitivo della legge da parte del Parlamento.

  • C) Strumenti per il controllo ed il monitoraggio dell’intervento regolatorio.

Un aspetto particolare, oggetto di controllo e monitoraggio, riguarda il sistema dei rapporti finanziari che con l’approvazione dell’intesa entrerà in vigore anche per la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova; tale sistema, delineato dalla legge n. 222 del 1985 nei riguardi della Chiesa cattolica, e dalle leggi di approvazione delle precedenti intese vigenti per le rispettive confessioni religiose, consentirà, a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell’intesa, la deduzione, agli effetti dell’IRPEF, delle erogazioni in denaro a favore della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, destinate a fini di culto, istruzione, assistenza e beneficenza. Dallo stesso periodo è consentita la partecipazione alla ripartizione della quota dell’8 per mille del gettito IRPEF, destinata a interventi umanitari, assistenziali, scientifici e culturali, da realizzare anche in Paesi esteri. Ai fini dei predetti controllo e monitoraggio, l’intesa prevede appositi rendiconti sull’utilizzazione delle somme percepite, da trasmettere annualmente al Ministero dell’interno, il quale ne trasmette a sua volta copia al Ministero dell’economia e delle finanze. Una Commissione paritetica verifica come da prassi, ogni tre anni, il funzionamento del sistema di finanziamento indiretto.

  • D) Eventuali meccanismi per la revisione e l’adeguamento periodico della prevista regolamentazione e gli aspetti prioritari da sottoporre eventualmente a verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR)

Eventuali modifiche al sistema possono essere valutate da un’apposita Commissione paritetica prevista dall’intesa.

In ogni caso, una disposizione dell’intesa prevede che dopo dieci anni dalla data di entrata in vigore dalla legge, le parti sottoporranno a nuovo esame il contenuto dell’intesa stessa. A cura della Presidenza del Consiglio dei ministri verrà elaborata la prescritta VIR a cadenza biennale, in cui saranno presi in esame i seguenti aspetti:

– migliore trasparenza nei rapporti con la confessione religiosa;

– migliore efficienza nella tutela della libertà religiosa nei confronti degli appartenenti alla confessione religiosa; – verifica dell’andamento del sistema di finanziamento indiretto della confessione religiosa.


Vedi: Sito del Senato della Repubblica


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