Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



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Caso di Mauro Romano

Figlio di una coppia di Testimoni di Geova, scomparso il 21 giugno 1977.

Sin dall’inizio, i genitori sospettarono di un loro correligionario, ma non poterono dare seguito ai loro sospetti a causa degli ordinamenti interni della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova che vietano di denunciare un loro ‘fratello’ in fede alle autorità.

Leggetene il racconto, le notizie di Stampa e le altre documentazioni inerenti al caso.


Racconto:

Mauro Romano - Sparito 20 giugno 1997

Mauro Romano

Il testo del racconto sarà aggiunto qui.

La Stampa:

2010-06-02 ’Racale, dopo 33 anni riaperte le indagini su bimbo scomparso

La Gazzetta del Mezzogiorno - Puglia

RACALE - E’ una storia che rimbalza dagli abissi del tempo, quella di Mauro Romano, un bambino di Racale di poco più di sei anni scomparso la sera del 20 giugno 1977 mentre giocava vicino alla casa dei nonni. Una storia sepolta tra i casi insoluti nei faldoni degli scaffali di magistrati e carabinieri e depositata negli annali della cronaca nera come gialli in attesa di un raggio di luce. Una storia sempre viva nella comunità di Racale, presente nella memoria delle persone adulte, tramandata e raccontata ai giovani. «E’ una ferita profonda», confessa un professionista.

«Mauro, da quel maledetto giorno, è scomparso». Sono i genitori, in queste ore, a chiedere la riapertura dei fascicoli di 33 anni fa. Lo fanno con una denuncia al procuratore capo della Repubblica, Cataldo Motta, nella quale indicano alcuni nomi, tra i quali potrebbe esserci l’autore del rapimento. Mauro oggi avrebbe circa 40 anni. «Non l’abbiamo fatto prima - sottolineano nella denuncia - perché le regole della nostra congregazione (i testimoni di Geova ndr.) impediscono di denunciare un fratello. Adesso però siamo stufi e non riteniamo più di obbedire».

Natale Romano e Bianca Colaianni sono persone umili. Il giorno della scomparsa di Mauro erano a Poggio Marino, un paesino del Napoletano, per il funerale del padre di Natale. Dai nonni materni, a Racale, erano rimasti i primi due figli, Antonio, il primogenito, e Mauro. Al ritorno, la terribile notizia. Natale e Bianca restarono senza parole. Un bambino non poteva scomparire nel nulla. Soprattutto in una piccola comunità dove tutti conoscono tutti. E gli occhi di ciascuno sono puntati sugli altri. Eppure, era accaduto.

I carabinieri di Taviano e Casarano si impegnarono a fondo, vennero anche i cani addestrati che annusarono le piste, ma senza esito. Un tenente dei carabinieri disse alla “Gazzetta”: «In pochi giorni risolveremo il caso».

Da tanti anni i coniugi Romano vivono con il cuore gonfio di lacrime. Chi ha portato via Mauro? Perché? Qual è stata la sua fine? Domande angoscianti e ricorrenti. Con il trascorrere del tempo la speranza si è affievolita, fino a scomparire del tutto. Anche le forze dell’ordine, via via che i mesi e gli anni scorrevano, hanno dimenticato Mauro. Nel 1989 i Romano sono andati anche a Chi l’ha visto con la speranza di smuovere qualcosa. Ma un muro, ormai, si era alzato. La scomparsa di Mauro è entrata nelle statistiche: tra i mille casi l’anno dell’Italia, i centomila del mondo.

Se il tempo segna la vittoria dell’inerzia, la vita nei paesi di provincia riserva sempre sorprese. Non si finisce mai di parlare e di ascoltare nelle piccole comunità. I Romano non hanno mai dimenticato il figlio, hanno continuato a stare con le orecchie aperte. E così, da un incontro all’altro, da una conversazione a una confidenza, nella loro testa hanno preso corpo alcune idee, forse veri e propri convincimenti. Fino alla decisione di presentare una denuncia. Occorre tenacia per giungere a qualche risultato. Il caso Claps a Potenza lo dimostra. Anche lì per anni non è successo nulla, eppure la famiglia non ha mai ceduto. Queste idee, sempre più forti, si sono fatte posto nella testa dei Romano fino ad azzardare: forse è stato veramente un amico di famiglia, anche lui testimone di Geova, a portare via il bambino. Forse l’ha fatto per soldi, promessi da qualcuno. Così scrivono dichiarando di averlo saputo da una persona conosciuta e però morta una decina di anni fa in un incidente stradale.

Mauro scomparve da vico Immacolata, la strada della casa dei nonni vicino alla chiesetta della Madonna e al centro storico. Le indagini accesero un faro sulla zona di Castelforte, campagna a 10 minuti di auto. Dalla casa dei nonni è facile raggiungere la periferia e poi, dalla strada del calvario, oppure da Taviano, inoltrarsi per Castelforte. Dalle carte vien fuori un rapporto profondo tra i due luoghi: un filo, forse legami e frequentazioni di persone adulte hanno animato la scena che purtroppo gli uomini delle indagini non sono riusciti a evidenziare. Un investigatore privato, Adriano Gei, ha lavorato per anni nel tentativo di riempire il teatro con i personaggi mancanti. Un lavoro meticoloso tra la casa di vico Immacolata, i cui muri si affacciavano e si affacciano ancora su un giardino di limoni e aranci abbandonato e pieno di sterpaglie, e Castelforte, luogo di trulli e misteri. Un lavoro intenso quello di Adriano, contrastato più volte dalla famiglia, purtroppo senza esiti.

Faceva molto caldo la sera del 20 giugno 1977. Un gruppo di persone erano sedute a pochi metri dalla casa dei nonni di Mauro. Il bambino era scomparso e occorreva ricostruire i suoi movimenti, gli ultimi incontri. Incoerenze, contraddizioni, silenzi, tutte trappole nelle quali Mauro precipitò. «Andiamo a giocare a Castelforte». Il bambino, probabilmente, si è fidato di qualcuno, una persona adulta, che lo ha portato in campagna. Potrebbe essere stato l’uomo con la vespa, rivelano i genitori. L’uomo amico di famiglia che faceva domande sui genitori in partenza. E’ stato portato in un sacco, sostiene invece l’investigatore. Forse da un parente. Tutte le strade del giallo portano a Castelforte, in un trullo dove è stato trovato un batuffolo di ovatta intriso di cloroformio. Il luogo dove forse l’attendeva l’orco che lo ha portato via oppure dove Mauro, ucciso da una persona conosciuta, è stato sepolto.

2010-06-02 ‘Adesso basta, siamo stufi di obbedire alla nostra religione

La Gazzetta del Mezzogiorno - Puglia

La regola della congregazione dei testimoni di Geova che impedisce agli aderenti di denunciarsi mette in pratica quanto raccomandato dal san Paolo nella prima lettera ai Corinti, al capitolo sei.

«Se uno di voi - dice l’evangelizzatore che cercò di placare i conflitti nella comunità cristiana greca - ha una lite con un altro, si prenderà forse l’ardire di appellarsi al giudizio degl’infedeli, anziché dei santi? Ma non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Or, se da voi sarà giudicato il mondo, siete forse così inetti da non saper giudicare cose da nulla? Non sapete che noi giudicheremo persino gli angeli? E non dovremmo dunque saper giudicare le cose di questa vita? Orbene, se avete delle contese per cose di questa vita, scegliete come giudici gli ultimi della Chiesa! Vi dico questo per vostra ignominia! Dunque, non c’è proprio tra voi neppur un uomo saggio che sappia giudicare tra fratello e fratello? Invece il fratello processa il fratello, e questo dinanzi agl’infedeli».

I coniugi Romano, nella denuncia al capo della procura, fanno il nome di un testimone di Geova, che «nel periodo della scomparsa di Mauro frequentava la nostra casa assiduamente ogni giorno». Anzi, spesso con la vespa portava in giro in paese sia Mauro sia il fratello maggiore Antonio.

Il silenzio per tanti anni di Natale Romano e Bianca Colaianni - si legge nella denuncia - è motivato da una norma della congregazione: «La nostra religione non consente a un fratello di portare in giudizio un altro fratello della stessa religione». San Paolo, sempre nel capitolo sesto della lettera ai Corinti, intima: «In tutti i sensi è gia dannoso per voi aver liti gli uni contro gli altri. Perché non sopportate piuttosto qualche torto? Perché non preferite soffrire qualche danno?»

La decisione di chiedere l’intervento della magistratura è giustificata da due novità. La prima è il mutato rapporto con i testimoni di Geova («Adesso però siamo stufi di quanto propinatoci dalla nostra religione e non riteniamo più di obbedire»), la seconda novità è nata da un consiglio di un anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. di Racale, un’autorità della congregazione. Anche la persona accusata non fa parte più dei testimoni di Geova. «Potete denunciarlo» sembra abbia detto l’anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. .

2010-06-03 ’L’intrigo prese corpo all’ombra della religione

La Gazzetta del Mezzogiorno - Puglia

Ogni tanto i Romano aprono “Il libro nero dei bambini scomparsi” scritto da Ca - terina Boschetti. «E’ terribile - dicono - decine di migliaia di bambini scompaiono senza che se ne sappia nulla». Un capitolo li sconvolge, quello che parla dei traffici di organi, un maleodorante affare che coinvolge colletti bianchi e criminalità org anizzata. «La notte non riesco a dormire - confessa Bianca - Mi sveglio di soprassalto, i pensieri affollano la mia testa». In questa storia, ci sono molti punti neri.

Ma molti indizi convergono nell’indicare Castelforte come l’area dove Mauro è stato rapito oppure ucciso. Anche A.S., uno sciacallo che tentò di approfittare del dolore dei Romano per ottenere 30 milioni, arrestato e condannato, indicò Castelforte come il luogo dove cercare il piccolo. La zona si presta a operazioni al riparo dal rischio di essere visti o intercettati. Alcune stradine di campagna sono senza uscita. Altre disegnano un reticolo che consente di allontanarsi rapidamente in caso di emergenza.

L’altra pista, purtroppo poco battuta, è stata quella delle relazioni nate tra testimoni di Geova. I genitori di Mauro nella denuncia ricordano che la regola della congregazione impedisce di ricorrere ai giudici contro i fratelli. Questa norma mette in pratica le prescrizioni dettate da San Paolo alla comunità cristiana di Corinto, con il capitolo sesto della prima lettera. L’uomo denunciato è anche lui testimone di Geova. Sembra che i Romano, prima della denuncia, abbiano sottoposto il caso a qualcuno degli anziani anziani Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. della congregazione e che abbiano avuto indicazioni contraddittorie.

La decisione di cambiare linea è stata accelerata dalle parole di Antonio a Pasqua e dal progressivo allontanamento dei Romano dalla comunità dei testimoni di Geova di Racale. «Siamo stufi - rivelano - di quanto propinatoci dalla nostra religione e non riteniamo più di obbedire». Un anno fa, un anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. disse ai genitori di Mauro che potevano denunciare la persona sospettata.

2010-06-03 ’Bambino scomparso 33 anni fa, la posizione dei Testimoni di Geova

La Voce di Manduria - Puglia

Pagina scomparsa dal sito La Voce di Manduria:

Riceviamo e pubblichiamo una nota della Congregazione cristiana dei testimoni di Geova di racale sulla triste vicenda del piccolo Mauro Romano, scomparso 33 anni fa e mai più ritrovato.

“In riferimento alle notizie diffuse da questa testata riguardanti la vicenda del piccolo Mauro Romano, scomparso nel nulla 33 anni fa, manifestiamo la nostra piena vicinanza ai genitori Natale e Bianca e comprendiamo la loro angoscia e la loro frustrazione.

L’intera comunità locale dei testimoni di Geova in tutti questi anni ha fatto tutto quello che poteva manifestare loro amore cristiano senza riserve e vicinanza. Siamo profondamente dispiaciuti che le indagini a suo tempo espletate dalla Autorità inquirente non abbiano potuto risolvere il mistero legato alla scomparsa del piccolo Mauro. Ci preme ribadire in questa sede la posizione dei testimoni di Geova: non è affatto contrario alle norme cristiane denunciare alle Autorità una condotta criminosa che riguarda un testimone di Geova. Questo è stato ribadito più volte nelle nostre pubblicazioni stampate che sono ampiamente distribuite e indicato chiaramente nel nostro sito ufficiale jw-media.org.

Quando si verifica un reato, le nostre principali priorità sono sia proteggere le vittime da qualsiasi possibile ulteriore violenza sia far sì che le competenti Autorità siano celermente informate da coloro che sono a diretta conoscenza dei fatti. Confidiamo che in questa vicenda le Autorità possano fare piena luce restituendo, se possibile, serenità ai coniugi Romano.”

Fiduciosi che soddisferà la nostra richiesta volta a dare informazioni corrette ai Suoi lettori, ci è gradita l’occasione per porgerLe i nostri più distinti saluti. Ruben Paiano

2010-06-03 ‘I misteri di Castelforte «L’orco portò via Mauro

La Gazzetta del Mezzogiorno Puglia

RACALE - «L’hanno tenuto sul giaciglio di mirto il mio Mauro, lì hanno trovato il batuffolo intriso di cloroformio, ci sono venuta tante volte in questa campagna, sulle tracce di mio figlio». Bianca Colaianni, 65 anni, indica un angolo all’interno del trullo dove Mauro è stato narcotizzato. Uno dei due trulli dove i cani poliziotto annusarono con decisione e frenesia la presenza del bambino. E’ una storia drammatica che ritorna, dopo 33 anni. Una storia dal fondo del tempo. Ma Bianca, una donna dignitosa, la fa rivivere come se fosse avvenuta ieri. «Qui il mio cuore si spezza».

Insieme con suo marito Natale Romano, Bianca si è data un obiettivo: «Tanto tempo è passato, abbiamo sperato giorno dopo giorno, abbiamo bussato, telefonato, implorato, poi abbiamo capito che dobbiamo lottare con coraggio e tenacia. Ci chiediamo: ma è possibile che nostro figlio sia scomparso nel nulla? C’è chi sa. Abbiamo chiesto, scongiurato, fatto ipotesi. La nostra vita ormai ha solo un senso, è dedicata a questa missione».

E’ Castelforte il luogo dei misteri. Tra trulli, muretti a secco e oliveti. Molti anni fa alcuni tentarono anche l’avventura turistica, tanto bella è la zona, su una delle serre salentine. I pinnacoli di costruzioni kitsch sono rimasti come residui di cattivo gusto e di avventure edilizie.

«Qui - aggiunge Bianca - ho avuto la confessione dell’amico di scuola di Mauro. E’ accaduto dieci anni fa, mi raccontò che erano venuti a Castelforte per giocare a nascondino, poi all’improvviso comparve un uomo grosso e con i baffi che avvinghiò Mauro e lo trascinò in un’auto bianca. L’amico di Mauro restò terrorizzato tanto che scappò per rifugiarsi tra le gambe della madre. Il cuore entrò in subbuglio e lo fa ancora oggi quando lo ricordo. Non fu solo uno sfogo quello dell’amico di Mauro, lo avvertii come una liberazione vera».

I bambini si sentivano al sicuro a Castelforte perché si conoscevano e conoscevano anche gli adulti che frequentavano la zona, soprattutto l’estate, quando sulla collina si riaprivano le case di campagna. E proprio una di queste case è anello di congiunzione in una trama che deve essere pazientemente ricostruita. Ma l’intuizione che ha spinto i coniugi Romano a presentare la denuncia al capo della procura di Lecce, Cataldo Motta, è più recente. «E’ stato mio figlio Antonio a Pasqua, di ritorno da Ginevra dove lavora, ad illuminarmi. Fino a quel momento io certe cose non le sapevo, mai nessuno me le aveva dette. “Mamma, ha ricordato Antonio, quando eravamo piccoli la persona che veniva a casa nostra spesso ci portava in giro con la vespa. Io mi sedevo dietro, Mauro invece davanti. L’uomo gli accarezzava i capelli”».

Bianca restò molto turbata. Nella sua testa cominciano a crearsi le connessioni. Un filo con cui ricucire i fatti emersi dal buio. Sembra che quell’uomo, mai sentito dai carabinieri, d’estate vivesse in una casa di Castelforte. Un uomo di cui Mauro e Antonio avevano fiducia perché amico di famiglia. «Io queste cose non le ho sapute mai» ripete Bianca. Nella casa gialla di via Milano, al numero civico 37, è tutto in ordine. Una casa costruita con i soldi dell’emigrazione in Svizzera. Natale è un operaio specializzato, dipinge i muri con arte, sa disegnare i fiori e i merletti. Le foto dei quattro figli alle pareti. Anche quella di Mauro. «Sento che non è morto, lo aspetto sempre» sussurra Bianca.

L’uomo accusato dai Romano, anche lui testimone di Geova, veniva ogni mattina prima della scomparsa di Mauro. Bianca gli preparava il caffé, Natale si preparava per andare a lavorare. «A me - dice Romano - non piaceva questa continua presenza, noi lo aiutavamo nelle cose religiose, in nome dei valori della nostra vita». L’uomo ha continuato a venire anche dopo la scomparsa del piccolo Mauro, ma qualcosa si era rotto, non era più come prima. Anche le cose nella congregazione cominciarono ad essere viste con occhi diversi. Un carabiniere disse: “Guardate nella vostra comunità, è lì il responsabile”».

La denuncia presentata dai Romano indica circostanze e nome e cognome del sospettato. La famiglia di Mauro, non solo i genitori ma anche gli zii, si sono rivolti a un avvocato stimato, Ezio Garzia, di Ugento. «Di lui ci fidiamo - rivela Bianca - ha capito il nostro tormento umano e ci sta dando consigli preziosi. Con la “Gazzetta” parliamo perché è stata sempre corretta».

2010-06-05 ’Divisi dalla religione e uniti da Mauro ma non bastò a salvarlo

La Gazzetta del Mezzogiorno - Puglia

RACALE - Monsignor Ottorino Cacciatore, biblista, docente al seminario di Molfetta, amico fraterno di don Tonino Bello, era parroco a Racale quando il 21 giugno del 1977 scomparve il piccolo Mauro Romano: «L’intera comunità cattolica rimase incredula e disorientata. Come è possibile, si chiedeva la gente, che un bambino possa scomparire all’improvviso, senza un grido, un segnale, un allarme, e questo all’inter no del paese, poco lontano dai parenti? Adesso, con la denuncia dei genitori, comincio a capire qualcosa, a dare qualche risposta. Una persona conosciuta poteva indurre Mauro a seguirla senza particolari reazioni».

I Romano erano tornati da meno di un anno dalla Svizzera. Erano già testimoni di Geova. Il rientro degli emigranti diede un sostegno importante ai gruppi di testimoni di Geova di molti centri salentini. I rapporti con i cattolici e le parrocchie non erano buoni. C’era una concorrenza che metteva in crisi equilibri consolidati. Racale diventò un riferimento importante della congregazione nell’area Sud del Salento.

Monsignor Ottorino Cacciatore«Erano appartati e chiusi, vivevano per conto loro. Molto attivi nel proselitismo, avevano la loro casa nei pressi del Calvario, ma sono stati sempre una comunità separata dagli altri». Nelle parole del religioso, prudenti e chiare, emerge il confine ed anche la distanza tra le due comunità. Eppure, in quei terribili giorni, dopo la scomparsa del bambino, ci fu una mobilitazione corale.

I genitori di Mauro la ricordano con emozione. «Si mosse gente anche da San Giovanni di Ugento», dice Bianca Colaianni, la mamma di Mauro. «Sentimmo la solidarietà intorno a noi». La campagna fu divisa in zone. Carabinieri, poliziotti, vigili urbani e tanta gente comune setacciarono ogni angolo, sia nei centri urbani sia nelle zone coltivate e lungo le coste. Ruderi e case abbandonate, pozzi, anfratti non frequentati dall’uomo furono scandagliati con attenzione. Niente da fare.

«La scomparsa di un bambino innocente - sottolinea monsignor Cacciatore - è una tragedia per la famiglia interessata ma anche per l’intera comunità. E’ come se ci venisse sottratta una parte di futuro. La reazione all’evento superò il confine religioso, ma questo non ha aiutato poi a conoscersi meglio, forse per rispetto del dolore della famiglia oppure per eccessiva prudenza». Ma, trascorsi i giorni delle emozioni, quando la delusione cominciò a fare breccia, la tensione umana si abbassò e ciascuno ritornò a coltivare le sue idee nei propri recinti. Anche gli inquirenti forse sono caduti nella trappola.

i genitori di Mauro Romano mentre indicano un pagliaio dove furono trovate tracce di Mauro«Il bambino fatevelo consegnare dal vostro gruppo religioso» sbottò un carabiniere rivolto ai Romano. «E’ da lì che deve uscire Mauro». Parole pesanti, forse dettate da un pregiudizio o forse da una percezione che spingeva il carabiniere ad alzare lo sguardo all’interno della rete e dei legami tra i Romano e qualche altro aderente ai testimoni di Geova. Ma nessuna azione seguì alla percezione e forse i pregiudizi annebbiarono l’intelligenza investigativa. E’ l’assenza delle azioni necessarie a far morire la speranza.

«Era un mondo a parte», rivela monsignor Cacciatore. Può coesistere il dispiacere vero e il distacco tra due umanità con inclinazioni religiose diverse? Sì, le abitudini, le inclinazioni e i pensieri delle persone in materia religiosa scavano fossati profondi fino a dividere. Ciascuno resta al proprio posto. Ci sembra che questo sia accaduto a Racale e che Mauro sia rimasto vittima di questo comportamento degli adulti. In questi giorni nelle parrocchie si torna a parlare del giallo Romano. Sono passati 33 anni dal fatto. Un pezzo di tempo che rischia di bloccare anche il pensiero. «La gente, allora, pensò: è possibile che un bambino possa scomparire nel nulla? Ci deve essere qualcosa sotto».

L’ex parroco di Racale conosce bene il popolo. Solo il gioco sporco degli adulti può essere la causa di una disgrazia capitata a un bambino. Per questo, svelarlo deve essere un impegno di tutti.

2010-06-07 ’Testimoni di Geova Il fratello attacca la congregazione

La Gazzetta del Mezzogiorno - Puglia

L’INCONTRO Alle 16 la zia Virginia preparò i fratelli e andarono a innaffiare il giardino dei Romano. Per strada incontrarono l’uomo della Vespa

LA SCOMPARSA

Rientrò dai nonni, tolse gli stivaletti e non calzò i sandali: poteva un bambino scalzo avventurarsi da solo lontano? E’ polemica dopo la lettera della congregazione dei testimoni di Geova alla” Gazzetta” con la quale è stata espressa solidarietà alla famiglia Romano. Lo scontro sta avvenendo nel forum che si è aperto su internet dopo gli articoli del nostro giornale.

Antonio Romano è molto duro. In due distinti interventi contesta il documento e in modo più aspro la frase sull’atteggiamento della congregazione di Racale. «L’intera comunità locale dei testimoni di Geova - si legge - in tutti questi anni ha fatto tutto quello che poteva manifestando loro amore cristiano senza riserve e vicinanza». La reazione di Antonio è durissima: «Questa informazione è falsa e astutamente distorta». Il fratello di Mauro ha studiato nelle sale del Regno e conosce gli insegnamenti della congregazione. Ecco il suo commento sulla nota: «Ci sono cose sotto la luce ed altre nel buio che non tarderanno come l’alba a porsi anch’esse alla luce. E poi chi chiamerà questo: solidarietà? Siete stati vivamente incoraggiati a non intromettervi, ma vi è duro capire».

In realtà, la solidarietà alla famiglia Romano, dopo la scomparsa di Mauro, sembra che sia stata più una conseguenza della sensibilità popolare che l’espressione consapevole e forte della congregazione alla quale i Romano aderivano. Ma c’è un punto che è necessario chiarire. I Romano, nella denuncia, sostengono che non hanno presentato prima la denuncia contro quella che ritengono la persona coinvolta nella scomparsa di Mauro perché impediti da una regola della congre gazione. I testimoni di Geova dicono invece che questa regola non c’è e che invece è sempre stato loro obiettivo tutelare le vittime e informare le autorità giudiziarie quando si conoscono i fatti. L’uomo della Vespa era anche lui un testimone di Geova. Questo ha provocato reticenza nella congregazione? Occorre una risposta

2010-06-19 ’Lecce, dopo 33 anni riaperta inchiesta su bimbo scomparso

La Gazzetta del Mezzogiorno - Puglia

LECCE - Il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, ha riaperto l’inchiesta sulla scomparsa di Mauro Romano, avvenuta 33 anni fa a Racale, nel Basso Salento. Mauro aveva sei anni ed era nella casa dei nonni materni, la sera del 21 giugno 1977, quando si persero le sue tracce. L’allarme fu dato subito dalla zia del bambino, Virginia Colaianni, allora quattordicenne. Mauro era stato affidato ai nonni dai genitori, Gianni Romano e Bianca Colaianni, partiti all’improvviso due giorni prima per partecipare ai funerali di un parente in un paese del Napoletano.

La decisione della procura - l’inchiesta è stata affidata a Giuseppe Capoccia, un magistrato considerato attento e puntiglioso, già in forza alla direzione distrettuale antimafia - è venuta dopo una denuncia dei genitori nella quale vengono fatti i nomi di alcune persone che potrebbero essere coinvolte nella vicenda. In particolare, Motta è stato colpito dalle parole e dal dolore della mamma di Mauro («Viviamo solo per sapere la verità su nostro figlio»).

E’ un «caso freddo», cioè in attesa di soluzione, come si dice nel gergo investigativo la storia di Mauro, un bambino forte, intraprendente e amante delle avventure. Così lo descrive il fratello maggiore Antonio, tipografo a Ginevra e autore di un racconto in ricordo di Mauro. «Era testardo e capace di saltare un muro di due metri pur di esplorare un giardino che attirava la sua attenzione». Antonio, il pomeriggio del 21 giugno, era con Mauro. Poi lo lasciò alle cure della zia Virginia per poter assistere alla conclusione di una gara ciclistica. Per questa storia, Antonio si porta con sè un senso di colpa. «Se fossi rimasto con lui, forse si evitava la tragedia».

L’intera comunità di Racale si mobilitò, la sera stessa della scomparsa. Paese e campagna vennero divisi in zone setacciate da gruppi composti da carabinieri e volontari.

Una zona in particolare, Castelforte, è diventata una sorta di collina dei misteri. Qui i cani poliziotto dei carabinieri recuperarono tracce della presenza di Mauro, lungo un percorso che unisce due trulli. In uno di questi trulli, fu trovato un batuffolo di ovatta forse utilizzato per narcotizzare il bambino.

«Preghiamo Dio perché aiuti i magistrati», ha detto Bianca dopo aver appreso la notizia. «Siamo convinti che sia coinvolto un giro di individui, a cominciare da una persona che noi abbiamo accolto sempre come uno stretto amico di famiglia». Antonio ha rivelato che questa persona invitava spesso lui e Mauro a salire in vespa per un giro nel paese. Il sospetto di Bianca e Gianni Romano è che Mauro, la sera della scomparsa, sia stato invitato a salire sulla vespa con la promessa di qualcosa. Sospetto aggravato dalle presunte rivelazioni di un ex compagno di scuola di Mauro, figlio dell’uomo della vespa: «Giocavamo insieme quando Mauro è stato portato via da un uomo grosso, con i capelli e il becco neri».

La vicenda di Mauro fa pensare ad altri «casi freddi», conclusosi in tragedia: Elisa Claps, in testa, ma anche la terribile storia di Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina trovati morti in un pozzo.

I coniugi Romano, testimoni di Geova, hanno detto di avere presentata la denuncia dopo tanti anni a causa della regola della congregazione che impedirebbe di ricorrere contro i fratelli della comunità religiosa. «Ora siamo liberi di agire, anche la persona che ogni giorno stava con noi era un testimone di Geova».

2010-09-05 ’Quarto Grado

2010-09-05 Quarto Grado Rete 4

  • dal minuto 54

2010-11-12 ’Su La Voce il testimone della scomparsa di Mauro Romano

La Voce di Manduria - Puglia

MANDURIA – Un messaggio lasciato sul nostro sito «LaVocediManduria.it», riaccende le speranze dei genitori di un bambino di sei anni scomparso misteriosamente nel lontano 1977 da Racale in provincia di Lecce. Era il 21 giugno di 33 anni fa quando il piccolo che stava giocando davanti casa dei nonni materni, svanì nel nulla. La sua famiglia che non si è mai rassegnata alla perdita di Mauro, lo scorso mese di agosto aveva chiesto la riapertura delle indagini e noi di questo avevamo dato notizia sul nostro sito. Tra i commenti ricevuti a tale notizia, ce n’é uno di un certo Fabrizio che ha lasciato senza parole i genitori e gli investigatori. Ecco il testo: «Quel tragico pomeriggio io, Mauro Romano e due altri amichetti abbiamo giocato con una carrozzina per neonati poi io e uno dei due siamo tornati a casa, la sera ho saputo della scomparsa». Si tratterebbe di un testimone, quindi, che non era mai stato identificato e di cui ora si stanno interessando gli investigatori che ieri ci hanno chiesto l’identificativo Ip e l’indirizzo email da dove è stato spedito il commento. Ad occuparsene, su disposizione del procuratore di Lecce, Cataldo Motta, è la polizia postale di Lecce che ha così fatto formale richiesta dei dati. «Essendo stati formalmente delegati dalla locale Autorità Giudiziaria, in ordine alla riapertura del caso di scomparsa di Mauro Romano – scrive l’ufficiale di polizia – preghiamo voler fornire i file di log (indirizzo IP data ed ora effettiva) della pubblicazione del commento scritto dall’utente “Fabrizio” in data 1 ottobre 2010».

A dare avvio ai nuovi accertamenti è stata la denuncia presentata al procuratore capo Cataldo Motta dai genitori della persona scomparsa, i coniugi Natale Romano e Bianca Colaianni, entrambi testimoni di Geova. Il giorno della scomparsa del figlio la coppia si trovava in provincia di Napoli per assistere ai funerali di un parente. Mauro con il fratello Antonio, di pochi anni più grande, si trovava a casa dei nonni, in vico Immacolata a Racale. Antonio si allontanò in compagnia di uno zio per assistere ad una gara ciclistica. Mauro, invece, scomparve nel nulla. Le indagini, condotte dai carabinieri della stazione di Taviano, grazie anche all’ausilio di alcuni cani, indirizzarono le ricerche nella località denominata “Castelforte”. Qui in un trullo, precisamente su un giaciglio di erba secca, fu trovato un batuffolo di ovatta, usato, presumibilmente, come tampone narcotizzante. Pochi giorni dopo la scomparsa, i genitori di Mauro ricevettero diverse richieste di riscatto, pari a circa 30 milioni delle vecchie lire. Le indagini in tal senso portarono all’arresto di Antonio Scala, che raccontò che il piccolo Mauro era nella località di Castelforte, in custodia presso una donna con i capelli biondi. Tale riscontro non ebbe però alcun esito.

2010-11-12 ’Bimbo scomparso nel ’77/ Un testimone conferma: ero con lui quel pomeriggio

Nuovo Quotidiano di Puglia

RACALE (14 novembre) - L’autore del misterioso messaggio su Mauro Romano si è fatto avanti. Ieri pomeriggio ha incontrato i genitori del bambino scomparso 33 anni fa a Racale. E, prima che gli accertamenti avviati dalla polizia postale lo individuassero, ha preferito uscire dall’anonimato e raccontare a Gianni Natale Romano e Bianca Colaianni quanto accaduto il pomeriggio del 21 giugno del 1977 quando Mauro scomparve.

Fabrizio è entrato nella vicenda per via di un commento inserito sul sito del quotidiano online “La voce di Manduria.it”. Commentando la notizia della riapertura delle indagini sulla scomparsa di Mauro Romano aveva scritto: «Quel tragico pomeriggio io, Mauro e due altri amichetti abbiamo giocato con una carrozzina per neonati, poi io e uno dei due siamo tornati a casa. La sera ho saputo della scomparsa».

Il messaggio di Fabrizio risale al primo ottobre scorso. Non appena i genitori e il fratello di Mauro sono venuti a conoscenza dell’esistenza di quel commento hanno informato i carabinieri. E la Procura, nei giorni scorsi, ha affidato alla polizia postale l’incarico di acquisire i file di log (indirizzo Ip che è il numero identificativo di ogni collegamento Internet ed ora effettiva dell’inserimento del messaggio) per risalire all’identità di Fabrizio.

Senza attendere di essere convocato dagli agenti, Fabrizio (oggi poco più che quarantenne, residente a Racale) ha voluto incontrare i coniugi Romano che sono impegnati nella ricerca della verità sulla scomparsa del figlio.

L’incontro è avvenuto ieri sera. Fabrizio ha detto ai genitori di essere pronto a testimoniare e a raccontare quel che è accaduto quel pomeriggio. Le sue dichiarazioni sono importanti per ricostruire i minuti che hanno preceduto l’uscita di scena di Mauro. Fabrizio ha raccontato ai genitori di aver giocato con Mauro e altri due bambini fino alle 17.30, quando, poi, è arrivato il papà che lo ha portato via insieme con un altro ragazzo del gruppetto. Mauro, invece, è rimasto a giocare con l’altro bambino di pochi anni più grande di lui.

Fabrizio ha indicato nomi e cognomi di coloro che, quel pomeriggio, giocavano in quella zona del paese, non lontano dall’abitazione dei nonni di Mauro, vicino a rottami di ferro.

La scomparsa del bambino è avvenuta intorno alle 17.45. Il ragazzo che è rimasto con Mauro ha visto qualcuno? I genitori di Mauro, assistiti dall’avvocato Ezio Garzia, nutrono più di un sospetto sul presunto responsabile della scomparsa e del rapimento del loro bambino. Lo hanno scritto anche nella lettera trasmessa in Procura che ha permesso di riaprire le indagini. Si tratta di un uomo di Racale che, come i genitori di Mauro, in passato era stato testimone di Geova. Secondo la coppia sarebbe stato lui a portare via Mauro a bordo di una Vespa bianca.

2010-11-13 ’Racale, una traccia nel giallo di Mauro il bimbo scomparso nel nulla nel 1977

Nuovo Quotidiano di Puglia

RACALE (13 novembre) - Un’iniziativa della Procura scrosta un po’ di polvere dal fascicolo ingiallito relativo alla scomparsa del piccolo Mauro Romano di Racale. È quasi paradossale che in una vicenda che rimbalza dagli abissi del tempo, le novità arrivino dalla Rete, da Internet. Il piccolo Mauro è uscito di scena all’età di sei anni il 21 giugno del 1977. Il primo ottobre scorso fra i commenti pubblicati sul sito del quotidiano online “La Voce di Manduria.it” è apparso un testo inserito da un certo Fabrizio: poche righe per esprimere un’opinione sulla riapertura delle indagini a 33 anni di distanza. Ecco il testo: «Quel tragico pomeriggio io, Mauro Romano e due altri amichetti abbiamo giocato con una carrozzina per neonati, poi io e uno dei due siamo tornati a casa, la sera ho saputo della scomparsa».

Chi si nasconde dietro quel nickname? Un nuovo testimone? La Procura, adesso, intende identificarlo. Gli strumenti ci sono. È sufficiente risalire all’Ip (il numero identificativo di ogni collegamento Internet) e all’indirizzo e-mail del mittente. Gli agenti della polizia postale hanno richiesto al direttore del sito on-line i dati di chi ha spedito il commento. «Essendo stati formalmente delegati dalla locale autorità giudiziaria, in ordine alla riapertura del caso di scomparsa di Mauro Romano - si legge nella comunicazione della polizia postale - preghiamo voler fornire i file di log (indirizzo Ip ed ora effettiva) della pubblicazione del commento scritto dall’utente Fabrizio in data primo ottobre 2010».

Le indagini sono state riaperte grazie alla caparbietà dei genitori del piccolo Mauro, assistiti dall’avvocato Ezio Garzya. L’estate scorsa hanno depositato una denuncia in Procura nella quale ricostruiscono i fatti e forniscono anche indicazioni, anzi fanno proprio il nome, del possibile responsabile del rapinamento e della scomparsa del loro figlio. «Non l’abbiamo fatto prima - sottolineano nella denuncia Natale Romano e Bianca Colaianni - perché le regole della nostra congregazione, i testimoni di Geova, impediscono di denunciare un fratello. Adesso però siamo stufi e non riteniamo più di obbedire». Mauro scomparve il pomeriggio del 20 giugno 1997. Quel giorno i genitori non erano a Racale. Si trovavano a Poggio Marino, nel Napoletano, per il funerale del padre di Natale. Il bambino restò con i nonni materni insieme con il fratello più grande Antonio che, però, si allontanò in compagnia di uno zio per assistere ad una gara ciclistica. Mauro scomparve da vico Immacolata, la strada della casa dei nonni. Le indagini portarono subito in zona Castelforte, una campagna che si raggiunge facilmente dall’abitazione dei nonni. Carabinieri, un investigatore privato e volontari setacciarono la zona. In un trullo, venne trovato un batuffolo di ovatta intriso di cloroformio, solitamente usato come tampone narcotizzante.

Nella denuncia i genitori indicano anche il presunto responsabile. Anche lui, in passato, è stato un testimone di Geova. Vive a Racale, ma finora non è mai stato interrogato dagli investigatori. Fu sentito, invece, il figlio del sospettato che, accompagnato da un avvocato di fiducia, smentì una sua precedente dichiarazione. Disse che aveva inventato tutto quando raccontò che Mauro, con il quale stava giocando a nascondino nella zona di Castelforte, era stato portato via da un uomo di grossa stazza, con “becco”, baffo e capelli ricci di colore nero che lo consegnò ad un uomo che era a bordo di un’auto bianca. A convincere i coniugi a presentare la denuncia sono stati anche i ricordi del primogenito, Antonio che, a distanza di tanti anni, ha raccontato che il fratellino era solito salire sulla Vespa del sospettato.

2010-11-14 ’Bimbo di Racale scomparso nel 77: dopo 33 anni spunta un testimone

Il Pittacino

RACALE- L’autore del misterioso messaggio su Mauro Romano si è fatto avanti. Ieri pomeriggio ha incontrato i genitori del bambino scomparso 33 anni fa a Racale. E, prima che gli accertamenti avviati dalla polizia postale lo individuassero, ha preferito uscire dall’anonimato e raccontare a Gianni Natale Romano e Bianca Colaianni quanto accaduto il pomeriggio del 21 giugno del 1977 quando Mauro scomparve.

Fabrizio è entrato nella vicenda per via di un commento inserito sul sito del quotidiano online “La voce di Manduria.it”. Commentando la notizia della riapertura delle indagini sulla scomparsa di Mauro Romano aveva scritto: «Quel tragico pomeriggio io, Mauro e due altri amichetti abbiamo giocato con una carrozzina per neonati, poi io e uno dei due siamo tornati a casa. La sera ho saputo della scomparsa».

Il messaggio di Fabrizio risale al primo ottobre scorso. Non appena i genitori e il fratello di Mauro sono venuti a conoscenza dell’esistenza di quel commento hanno informato i carabinieri. E la Procura, nei giorni scorsi, ha affidato alla polizia postale l’incarico di acquisire i file di log (indirizzo Ip che è il numero identificativo di ogni collegamento Internet ed ora effettiva dell’inserimento del messaggio) per risalire all’identità di Fabrizio.

Senza attendere di essere convocato dagli agenti, Fabrizio (oggi poco più che quarantenne, residente a Racale) ha voluto incontrare i coniugi Romano che sono impegnati nella ricerca della verità sulla scomparsa del figlio.

L’incontro è avvenuto ieri sera. Fabrizio ha detto ai genitori di essere pronto a testimoniare e a raccontare quel che è accaduto quel pomeriggio. Le sue dichiarazioni sono importanti per ricostruire i minuti che hanno preceduto l’uscita di scena di Mauro. Fabrizio ha raccontato ai genitori di aver giocato con Mauro e altri due bambini fino alle 17.30, quando, poi, è arrivato il papà che lo ha portato via insieme con un altro ragazzo del gruppetto. Mauro, invece, è rimasto a giocare con l’altro bambino di pochi anni più grande di lui.

Fabrizio ha indicato nomi e cognomi di coloro che, quel pomeriggio, giocavano in quella zona del paese, non lontano dall’abitazione dei nonni di Mauro, vicino a rottami di ferro.

La scomparsa del bambino è avvenuta intorno alle 17.45. Il ragazzo che è rimasto con Mauro ha visto qualcuno? I genitori di Mauro, assistiti dall’avvocato Ezio Garzia, nutrono più di un sospetto sul presunto responsabile della scomparsa e del rapimento del loro bambino. Lo hanno scritto anche nella lettera trasmessa in Procura che ha permesso di riaprire le indagini. Si tratta di un uomo di Racale che, come i genitori di Mauro, in passato era stato testimone di Geova. Secondo la coppia sarebbe stato lui a portare via Mauro a bordo di una Vespa bianca. (Quotidiano online)

2010-11-15 ’Il fratello invita gli investigatori ad accelerare sulle indagini

Nuovo Quotidiano di Puglia

RACALE (15 novembre) - Antonio Romano è il fratello maggiore di Mauro. Vive in Svizzera, a Ginevra, e segue con attenzione l’inchiesta sulla scomparsa dal fratello da quando il fascicolo è stato riaperto dopo la denuncia presentata nel maggio scorso dai genitori. La madre lo tiene al corrente sulle novità. E lo ha informato anche sui nuovi sviluppi e sulla comparsa dei testimoni.

«La testimonianza di Fabrizio è molto importante per il seguito delle indagini. Potrebbe rappresentare la svolta. Dopo tanti anni, forse, la verità è più vicina. Infatti - racconta Antonio - è molto probabile che quando il testimone Fabrizio è andato via con il secondo amichetto, Mauro sia rimasto ancora qualche minuto con l’altro componente del gruppetto, che è un vicino di casa che noi conoscevamo benissimo. Questo testimone potrà confermare alle autorità cosa è successo a mio fratello Mauro».

Come mai, secondo lei, finora nessuno di questi ragazzi, oggi tutti quarantenni, si è fatto avanti per parlare? A sua madre Fabrizio ha detto che non ci aveva mai pensato. «Alcuni di questi nuovi testimoni erano anche miei compagni di classe. È incredibile che nessuno di loro mi abbia mai accennato che quel maledetto giorno Mauro aveva giocato in loro compagnia. Mi domando perché le autorità non fanno il necessario per sentire questi altri testimoni? Cosa aspettano?».

I nuovi testimoni sono stati scoperti sulla scorta di un messaggio pubblicato sul sito online di un quotidiano locale di cui lei ha scoperto l’esistenza. Sullo stesso sito è comparsa anche una poesia che sembra richiamare la tragica fine di Mauro. Cosa ne pensa? «Non si dovrebbe prendere in considerazione quella poesia pubblicata su “La voce di Manduria.it” che lascia tristemente pensare ad una disgrazia: il semplice fatto che i cani poliziotto hanno confermato la presenza di Mauro in zona Castelforte, lascia supporre che mio fratello sia stato portato in quel luogo da una persona».

Lei sta dedicando un racconto al fratello scomparso, “Le foglie cadono in autunno”. È la storia della sua famiglia. Ma manca ancora il finale. «Certo, attendo che questa vicenda si concluda per poter mettere la parola fine anche nel mio racconto. Una sola cosa posso confermare, questa nuova testimonianza porta la prova evidente che nessun membro della famiglia può essere sospettato, contrariamente a quanto è stato fatto dagli investigatori dell’epoca».

Nella vicenda un ruolo importante lo ha avuto anche la religione dei suoi genitori. All’epoca erano Testimoni di Geova. E, pur avendo raccolto elementi e dichiarazioni sul conto di un confratello che avrebbe avuto a che fare con la scomparsa di Mauro, non l’hanno denunciato per non violare la norma che non consente di portare in giudizio un altro fratello della stessa religione. «Da dove dovrei incominciare? È difficile. Ecco come siamo stati trattati da un Testimone di Geova: “Il fratello carnale del piccolo scomparso, se ha le prove del coinvolgimento dei Testimoni di Geova, faccia nomi e cognomi e presenti le prove; se non lo fa, allora è semplicemente uno che dovrebbe vergognarsi di sporcare la memoria di suo fratello».

2010-11-20 ’Bimbo scomparso nel ’77/ A Racale l’amico ancora sotto torchio

Il Quotidiano di Puglia

RACALE (20 novembre) - Gli investigatori rileggono le dichiarazioni messe a verbale dai testimoni e dai sospettati che compaiono nelle indagini sulla scomparsa del piccolo Mauro, il bambino di Racale sparito nel pomeriggio del 21 giugno del 1977.

Sarà un week end trascorso tra le carte, dunque, prima di procedere a nuovi interrogatori e, soprattutto, prima di decidere quando risentire il sospettato “numero uno”, l’ex amico di famiglia ed ex testimone di Geova che i genitori di Mauro Romano indicano come il responsabile della scomparsa del figlio, svanito nel nulla 33 anni fa.

Le indagini sono condotte dagli agenti della Squadra Mobile che hanno ricevuto una delega dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia per mettere ordine in una vicenda intricata che si trascina dal ’77. Solo di recente, però, le indagini si sono arricchite di particolari e di nuovi testimoni.

L’accelerata l’hanno impressa i genitori di Mauro. Gianni Romano e Bianca Colaianni, nel maggio scorso, hanno presentato una denuncia con la quale sono riusciti a far riaprire le indagini. La coppia ha fornito particolari fino ad allora inediti. Hanno mosso accuse nei confronti di un ex amico di famiglia ed hanno spiegato di non averlo denunciato prima perchè, essendo testimoni di Geova, dovevano osservare la regola che non consente di portare in giudizio un altro fratello della stessa congregazione.

I sospetti nei confronti dell’uomo, che vive a Racale, poggiano sulle confidenze di un altro confratello: avrebbe riferito ai coniugi che l’ex amico di famiglia, con il quale Mauro aveva un rapporto di confidenza, avrebbe portato via e ceduto il bimbo per soldi e che lo scambio sarebbe avvenuto a Castelforte. Quelle dichiarazioni sarebbero state confermate da un altro testimone che è rimasto misterioso: un mese fa si sarebbe presentato in casa dei coniugi Romano ed avrebbe riferito di aver visto Mauro portato via dall’ex amico di famiglia.

Il sospettato è stato interrogato qualche giorno fa ed ha respinto ogni sospetto. E lo stesso ha fatto il figlio che, una dozzina di anni fa, avrebbe riferito ai genitori di Mauro di essere stato testimone del rapimento del bambino avvenuto nelle campagne di Castelforte. I genitori di Mauro, adesso, chiedono agli investigatori che siano ascoltati i testimoni che erano presenti quando il giovane avrebbe descritto la scena del rapimento. Ma più che quei testimoni, gli investigatori - come si diceva - stanno valutando l’opportunità di riascoltare il sospettato numero uno. Sarebbero emerse alcune contraddizioni nel suo racconto? Oppure si vogliono appronfondire alcuni aspetti sorti dopo le indicazioni degli altri testimoni?

Negli uffici della Questura, infatti, sono già stati sentiti i due nuovi testimoni: Fabrizio, spuntato dopo un messaggio apparso su internet, che ha riferito di aver giocato insieme con Mauro e altri due amici poco prima che il bambino scomparisse; e il musicista della banda di Taviano che, però, ha smentito le dichiarazioni di Fabrizio e ai genitori di Mauro ha detto di aver giocato intorno alle 15 e non alle 17. C’è, poi, il quarto componente del gruppo di ragazzini che, però, è in carcere per un omicidio.

2010-12-01 ’Bimbo scomparso nel ’77/ Verità vicina Qualcuno ha visto il volto del rapitore

Il Quotidiano di Puglia

RACALE (15 novembre) - Il giallo intorno alla scomparsa del piccolo Mauro Romano si arricchisce di nuovi elementi e di nuovi testimoni. Un colpo di scena che neppure i genitori si aspettavano a 33 anni di distanza da quel 21 giugno del 1977. E oggi stesso papà Natale, che in paese tutti chiamano Gianni, e mamma Bianca scriveranno al procuratore affinché disponga che i nuovi testimoni siano ascoltati.

Le novità sono arrivate tutte insieme. L’altra sera si è materializzato quel Fabrizio che aveva inserito un commento sul sito del quotidiano online “La voce di Manduria.it”: «Quel tragico pomeriggio io, Mauro Romano e due altri amichetti abbiamo giocato con una carrozzina per neonati. Poi io e uno dei due siamo tornati a casa. La sera ho saputo della scomparsa». Prima di essere individuato dalla polizia postale, incaricata dalla Procura di risalire all’autore del messaggio, Fabrizio ha bussato all’abitazione della famiglia Romano. Ed ha raccontato quello che i genitori non sapevano e che nessuno ancora sapeva. La sua versione, di fatto, aggiorna la ricostruzione di quanto è accaduto 33 anni fa a Racale e tira in ballo altri testimoni.

Finora si pensava che Mauro fosse stato portato via mentre era nelle vicinanze dell’abitazione dei nonni materni, in vico Immacolata, dove era andato per togliere gli stivaletti di gomma e calzare i sandali. E invece non è così. Ma lo si è scoperto solo l’altra sera. Né le indagini di polizia e carabinieri e neppure le ricerche dei genitori avevano fatto emergere un particolare. Che è inedito, dunque. Quel pomeriggio il piccolo Mauro, di 6 anni, dopo aver tolto gli stivaletti, è andato a giocare non lontano dall’abitazione dei nonni. Ha raggiunto tre bambini più grandi di lui, fra cui Fabrizio, ed ha giocato con loro vicino ad alcuni rottami di ferro. Mauro ha giocato almeno fino alle 17.30, orario in cui Fabrizio è andato via accompagnato da un amico. Ma, un quarto d’ora dopo, quando la zia ha dato l’allarme perché non riusciva a trovare Mauro da nessuna parte, vicino ai rottami ferrosi, non c’era più nessuno.

Cosa è accaduto in quei quindici minuti? Potrebbe dirlo il quarto ragazzo che faceva parte dei gruppo di gioco. Fabrizio ha rivelato il suo nome ai genitori di Mauro. Ma anche lui, in tutti questi anni, è rimasto sempre in silenzio. Non ha parlato con nessuno di quel che è accaduto quel pomeriggio. Forse potrebbe aver visto se Mauro è andato via con qualcuno.

Ecco perchè i genitori di Mauro, assistiti dall’avvocato Ezio Garzia, chiedono che i nuovi testimoni vengano ascoltati. Nel giugno scorso il loro appello non è caduto nel vuoto. E il procuratore Cataldo Motta ha disposto la riapertura del fascicolo.

2010-12-01 ’Mauro, 33 anni dopo, indagato per omicidio l’ex amico di famiglia

La Gazzetta del Mezzogiorno - Puglia

RACALE - Dopo 33 anni compare un nome sul registro degli indagati del fascicolo sulla scomparsa di Mauro Romano, il bambino di Racale sparito nel pomeriggio del 21 giugno del 1977. Si tratta dell’ ex amico di famiglia ed ex testimone di Geova che i Romano indicano come principale responsabile della scomparsa del figlio. L’uomo è indagato dal maggio scorso, ossia da quando i genitori di Mauro, Natale Romano e Bianca Colaianni, presentarono una denuncia molto circostanziata nella quale avanzavano forti sospetti a carico dell’ex amico.

Il pubblico ministero Giuseppe Capoccia lo accusa di omicidio volontario e sequestro di persona. La sua iscrizione, però, sarebbe un atto dovuto in seguito alla denuncia presentata dai Romano. Accuse che sono arrivate dopo tutti questi anni poichè il sospettato numero uno, così come i genitori di Mauro, era testimone di Geova: secondo le regole della congregazione, non si può denunciare un confratello.

Per decenni Natale e Bianca hanno vissuto nel silenzio e nell’angoscia. Ed anche nella speranza, se non di ritrovare Mauro, almeno di sapere cosa gli fosse accaduto in quel maledetto pomeriggio del 1977, mentre giocava vicino casa dei nonni a Castelfort e. I coniugi Romano, nella denuncia presentata agli agenti della squadra mobile, hanno raccontato di aver saputo da un confidente (morto 10 anni fa in un incidente stradale) che l’ex amico di famiglia avrebbe portato via Mauro per una questione di soldi.

Era il 6 maggio. Da allora la vicenda si è arricchita di nuovi elementi: testimoni, messaggi via internet. L’ultimo è comparso il 7 settembre scorso sul quotidiano online “La voca di Manduria”: una poesia nella quale si parla di “un angelo di nome Mauro”che “mi diceva che lui dorme lì”. Un testo pieno di riferimenti, e forse anche suggerimenti. Gli investigatori hanno incaricato gli agenti della polizia postale di acquisire i «file log» per scoprire chi ha pubblicato quel testo.

Nei giorni scorsi, intanto, sono arrivate due telefonate anonime alla redazione del programma di Rai Tre «Chi l’ha visto», che ultimamente si è occupata spesso del caso di Mauro. Nella prima chiamata, qualcuno suggeriva di insistere con la pista che conduce all’odierno indagato. Nell’altra, invece, la voce anonima parlava di tutt’altro. Ha suggerito di virare le indagini all’interno della famiglia di Mauro, facendo riferimento ad una modifica strutturale che sarebbe stata fatta nella casa dei nonni dove il piccolo si trovava quel pomeriggio.

2010-12-02 ’Racale, un indagato per omicidio nel caso del bimbo scomparso 33 anni fa

Il Quotidiano di Puglia

RACALE (2 dicembre) - C’è un indagato per la scomparsa del piccolo Mauro Romano. E ci sono anche due ipotesi di reato: sequestro di persona e omicidio volontario. Un sussulto per una vicenda che si trascina da 33 anni. Un sobbalzo per un’inchiesta che, finora, non aveva portato da nessuna parte. Un fremito per quelle carte ingiallite che raccontano la scomparsa di un bimbo di 6 anni e mezzo che, in un pomeriggio d’estate del 1977, si è allontanato dalla casa dei nonni e non ha mai più fatto ritorno.

Il nome che è finito sul registro degli indagati è quello di Vittorio Romanelli, ex barbiere sulla settantina, di Racale. È l’uomo che i genitori di Mauro, papà Gianni e mamma Bianca, indicano come il responsabile della scomparsa del figlio. La sua iscrizione è stato un atto dovuto da parte del magistrato, il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, che ha preso in mano le indagini sul giallo di Racale dopo la riapertura dell’inchiesta. L’iscrizione, infatti, non è altro che la conseguenza di quanto i coniugi Romano vanno raccontando da tempo, delle loro caparbie indagini condotte fra la congregazione dei Testimoni di Geova e dei loro sospetti che si sono materializzati nella denuncia trasmessa in Procura nel maggio scorso. Contro l’indagato, al momento, non ci sono elementi emersi dalle indagini svolte dalla polizia. E l’iscrizione, che non è un atto di accusa, risponde invece ad un’esigenza di maggiore tutela delle garanzie dell’indagato.

I sospetti dei Romano sul conto dell’ex barbiere sono cominciati a maturare qualche anno fa. Prima di allora fra le due famiglie, entrambe Testimoni di Geova, c’era stata armonia e grande concordia. I rapporti si sono raffreddati dopo che un altro componente della Congregazione dei Testimoni di Geova, al termine di indagini private, avrebbe riferito ai coniugi Romano i suoi sospetti intorno al coinvolgimento del confratello nella scomparsa di Mauro. E, in quell’occasione, sarebbe stato anche indicato un possibile movente del rapimento: soldi in cambio del bambino. La denuncia dei confronti di Romanelli è stata presentata solo di recente. Ed è coincisa con l’allontanamento da parte della famiglia Romano dalla Congregazione dei Testimoni di Geova per via del precetto che vieta “ad un fratello di portare in giudizio un altro fratello della stessa religione”.

Quale peso possano avere i sospetti mossi dai genitori di Mauro nell’indagine coordinata dalla Procura e condotta dagli agenti della Squadra Mobile è troppo presto per dirlo. Certo è che nei giorni scorsi Romanelli è stato interrogato dagli investigatori. È comparso negli uffici della Questura accompagnato dal difensore di fiducia. L’anziano anziano Termine usato dai Testimoni di Geova per indicare un "Pastore spirituale" della propria comunità. , benchè in condizioni di salute non buone, ha respinto ogni sospetto, ha smentito le accuse mosse dai coniugi Romano ed ha riferito di non avere nulla a che fare con la scomparsa del piccolo Mauro.

A convincere i coniugi a presentare la denuncia contro l’ex amico di famiglia sono state anche le memorie del primogenito, Antonio che, a distanza di tanti anni, ha ricordato che il fratellino era solito salire sulla Vespa del sospettato. Mauro scomparve da vico Immacolata, a Racale, la strada della casa dei nonni. Le indagini portarono in zona Castelforte, una campagna fra Racale e Taviano, che si raggiunge facilmente dall’abitazione dei nonni. Carabinieri, un investigatore privato e volontari setacciarono la zona. E in un trullo, venne trovato un batuffolo di ovatta intriso di cloroformio.

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